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Laura Castelli, la grillina denunciata per diffamazione

Un procedimento penale per diffamazione è in corso alla procura di Torino per vagliare la condotta di 40 persone, fra cui la capogruppo grillina alla Camera Laura Castelli (M5S), dopo la denuncia di una giovane donna che, dopo essersi candidata per il Pd in una circoscrizione alle ultime amministrative, era stata bersagliata – ha spiegato nella querela – di insulti su Facebook.

14463278_10210361716702983_4120968768699833758_nLa Castelli aveva pubblicato una foto in cui la donna, Lorena Roscaneanu, 31 anni, compariva insieme a Piero Fassino: la parlamentare, osservando che lavorava come cassiera nel bar interno del Palazzo di giustizia, il cui appalto era stato affidato “a una azienda fallita tre volte” con un “ribasso sospetto”, si chiedeva “quali legami ci fossero”.

Il post è stato commentato varie volte da utenti che non risparmiarono ingiurie e allusioni di carattere sessuale. Da quanto si apprende ora è stato cancellato dalla pagina Facebook “Cittadina in Parlamento” della Castelli, cosa che impedisce alla polizia giudiziaria del pm Barbara Badellino, di risalire all’identità dei commentatori. Toccherà all’avvocato di parte civile, Gianluca Orlando, svolgere gli accertamenti.

Laura Castelli prima di entrare in Parlamento era dipendente del capogruppo alla regione Piemonte Davide Bono fino al 2013 con mansioni di referente delle Commissioni Bilancio, Economia, Commercio, Industria e Cultura, nonché quella di tenere la contabilità del gruppo consiliare dei 5 Stelle.

La Castelli aveva già militato in altri partiti, cosa tradizionalmente “proibita” nel M5S,  in qualità di staffista e candidata per la lista civica “Verdi con Bresso” di Mariano Turigliatto, formazione politica peraltro favorevole al Tav, idea molto contraria al Movimento 5 Stelle.  Ecco cosa scriveva in un post del 2010:

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La Castelli non è nuova a gesti plateali, spesso la si è vista rivolgere il gesto dell’ombrello e altri gesti smaccati nell’Aula di Montecitorio. Il suo fine sembra essere quello di nascondere le sue molte carenze politiche e formative, oltre a quello di tenere a freno gli adepti della sua corrente che come lei vorrebbero fare carriera azzannando il vicino più debole.

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