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Parlamento

Riforma dirigenza pubblica: probabili tempi maturi dalla I Commissione

Nel corso di questa (breve) settimana di lavoro della Camera dei Deputati dovrebbe essere proposto e approvato il parere della I commissione Affari Costituzionali alla bozza di decreto legislativo che riforma la dirigenza pubblica (atto del governo n. 328).

La riforma della dirigenza pubblica costituisce a un tempo uno dei capi saldi della riforma Madia ma anche uno dei provvedimenti più contestati dai diretti interessati, i dirigenti della pubblica amministrazione.

La bozza di Dlgs è ormai da diverse settimane all’esame della commissione competente (trattandosi di un decreto delegato il suo esame si svolgerà esclusivamente in commissione e non in aula), sono state svolte numerose audizioni e tutto lascia pensare che i tempi per l’espressione del parere siano ormai maturi.

Tra le novità principali del provvedimento vi è la costituzione di tre ruoli della dirigenza (statale, regionale e degli enti locali) in cui saranno iscritti tutti i dirigenti pubblici. Gli incarichi a tempo limitato che prevedono che un dirigente non possa permanere nello stesso ruolo per più di 4 anni in via ordinaria e non più di 6 in via straordinaria. Un maggiore rilevanza della valutazione delle performance dei dirigenti, con la previsione di rimozione dall’incarico in caso di valutazione negativa e messa in disponibilità del dirigente. Infine vi sarà il così detto corso-concorso, ovvero l’unico strumento che consentirà l’iscrizione ai ruoli della dirigenza.

Tra le varie audizioni svolte sul provvedimento, di un certo rilievo è stata quella del Presidente Anac Raffaele Cantone. Cantone, infatti, con la franchezza che sovente utilizza quando viene audito dal Parlamento ha evidenziato uno dei punti critici dell’intera riforma, sostenendo che il nuovo sistema della dirigenza sarà davvero efficiente solo se la Commissione di valutazione dei dirigenti che il provvedimento istituisce sarà in grado di svolgere davvero e in concreto i compiti che le nuove norme gli assegnano. Se ciò non dovesse accadere, è stata la tesi del Presidente Anac, è molto probabile che tutta l’impalcatura della riforma ne risentirà ai fini dei risultati attesi.

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