di Marta Donolo
Il Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, Gian Luca Galletti, ha illustrato presso la Commissione Bilancio una norma del decreto Sud – n. 243/2016 -, riguardante gli interventi relativi a situazioni critiche in alcune aree del Mezzogiorno. Il particolare, la norma fa riferimento ai ritardi del nostro Paese su acque reflue, depurazioni e rifiuti. L’Italia, infatti, è soggetta a tre procedure di infrazione europea per le acque reflue, che hanno messo in luce un sistema di governance ambientale inadeguato in quanto gli interventi sono demandati a regioni e comuni che rappresentano spesso centri di spesa troppo piccoli. In sintesi, agli enti locali vengono imputati la maggior parte degli inadempimenti, tuttavia la progettazione di gare d’appalto e la gestione di conformità degli impianti, oltre che le bonifiche e la gestione dei rifiuti, risultano molto complesse soprattutto per questioni di governance di spesa. Questo tipo di governance necessita centri di spesa più grandi dove la soluzione è rappresentata da un sistema di commissariamento, che si occupi della realizzazione di interventi di adeguamento e della costituzione di un sistema di qualificazione di soggetti preposti al controllo.
Il finanziamento degli impianti idrici è infatti cospicuo, e, nonostante il duplicarsi dei centri spesa, resta il problema della gestione del coordinamento tecnico degli sversamenti. Le agenzie ambientali come ad esempio l’Arpa si occupano del monitoraggio dell’acqua dei depuratori ma non possono monitorare i canali di scarico a mare o i canali di collettamento con sversamenti abusivi. L’utilizzo di personale appartenente alle agenzie ambientali necessita inoltre lo stesso trattamento finanziario riservato a società in-housing che si occupano della gestione dei depuratori, andando ad incidere ancora una volta sulle risorse a disposizione. La situazione degli impianti di depurazione si complica inoltre per il sottodimensionamento dovuto all’incapacità gestionale ma anche all’aumento dei volumi di acque reflue dei centri urbani nei periodi estivi. Oltretutto, il deficit di utilizzo dei depuratori in particolare in regioni come la Puglia e la Calabria evidenzia come i fondi comunitari siano stati utilizzati per costruire infrastrutture in seguito lasciate a sé stesse nel momento del fallimento della società che li aveva in carico. Si sono venute così a creare situazioni diffuse di malagestione in cui o i depuratori non funzionano correttamente o mancano del tutto. Esistono addirittura situazioni in cui i depuratori sono stati posti sotto sequestro dalla Procura.
E’ fondamentale individuare dunque un chiaro responsabile del bene comune e dei gravi deficit strutturali degli impianti di depurazione. Le inutili contrapposizioni localistiche e alcune scelte discutibili hanno portato a uno spostamento del problema, ovvero alla costruzione di opere di canalizzazione con sversamento in alto mare piuttosto che al potenziamento e all’ingrandimento degli impianti. Nonostante la realizzazione delle opere aumenti il numero delle possibili infrazioni e correzioni in corso d’opera, come anche i costi dovuti a contenziosi e arbitrati, il potenziamento degli impianti e l’affidamento della gestione a un super-commissario rappresentano tuttavia l’unico modo per rendere il sistema idrico nazionale più adeguato all’interesse pubblico.
