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Cannabis, un appello per far approvare la proposta di legge

La recente conferenza stampa dell’On. Daniele Farina, tenutasi lo scorso 2 febbraio a Montecitorio, ha evidenziato l’urgenza di temi quali quelli delle droghe leggere e della legalizzazione della cannabis, alla luce della recente proposta di legge dell’ “Intergruppo Cannabis Legale”. Gli emendamenti sulla cannabis legale bocciati in Commissione Bilancio erano volti a creare un monopolio statale sulla cannabis; nel ddl si prevedeva anche la possibilità di aprire specifici esercizi commerciali per la vendita della marijuana a scopi ricreativi e terapeutici in un regime di tassazione simile a quello in uso per il tabacco. Alcune associazioni e partiti – Radicali, Possibile, l’associazione Luca Coscioni –, hanno nel frattempo depositato più di 57 mila firme per una legge di iniziativa popolare sulla legalizzazione della cannabis, con la funzione esplicita di sostegno esterno alla legge. L’appello presentato in questa occasione da parte della associazioni di settore mira dunque a facilitare il dialogo sul Testo Unico generale degli stupefacenti n. 309/90 – legge riportata in vigore dall’intervento della Corte Costituzionale che ha reso inapplicabile la legge Fini-Giovanardi –, ed è volto alla nomina di un responsabile per la questione droghe e alla convocazione della Sesta Conferenza Nazionale sulle sostanze stupefacenti. L’obiettivo dell’appello riguarda in primo luogo la riduzione del danno causato dai consumi delle droghe e del livello di clandestinità dello spaccio, come anche la garanzia di livelli di assistenza adeguati e il coinvolgimento della società civile. Il tema della cannabis è infatti legato alla sua funzione terapeuticamc e alla domanda prescrittiva, ovvero all’utilizzo della cannabis come farmaco che garantisce il diritto alla salute. Il testo della legge include la possibilità di detenere la marijuana per uso ricreativo in quantità fino a 5 grammi, 15 grammi all’interno del domicilio privato, salvo prescrizione medica, e la possibilità di coltivare in proprio fino a 5 piante. Sono inoltre previste sia la possibilità di riunirsi con altri 50 consumatori nei cosiddetti “cannabis social club” che la vendita al dettaglio in negozi autorizzati dai Monopoli.

Tuttavia, le politiche proibizioniste di questi anni hanno portato finora solo all’istituzione di un organo preposto alle normative governative, oltre al quale non esiste una finalità concreta di gestione del problema droga; il nuovo capo del Dipartimento Politiche Anti droghe avrà infatti il compito di avviare un più solido indirizzo politico. La relazione annuale che il Governo prepara sulle sostanze e le dipendenze è stata inoltre contrastata dall’Osservatorio Europeo sulle droghe e la tossicodipendenza di Lisbona, che ha reputato inadatta la modalità di raccolta dei dati italiani, poco scientifica in quanto mancante sia del coordinamento che degli standard di raccolta dei dati, alcuni dei quali riguardanti anni diversi e quindi non comparabili tra loro. Il superamento dell’attuale posizione ideologica significa infatti provare a ragionare anche sul tema emerso dai dati sulla sicurezza di chi non fa uso di droghe o sul coinvolgimento di minori. E’ stato dunque previsto un divieto di fumo di queste sostanze anche nei parchi e giardini o all’interno delle automobili. La disattenzione verso la questione sanitaria comporta inoltre l’analisi degli impatti economici e politici, in quanto il 5 per cento dei proventi della legalizzazione saranno destinati a finanziare progetti del Fondo nazionale per la lotta alla droga; inoltre l’aumento del numero dei detenuti nelle carceri per reati connessi allo spaccio di droghe è arrivato al 40 per cento del totale e rappresenta una emergenza sociale.

Poiché il consumo, la produzione e il commercio non rimangono fattori stabili, occorre quindi un cambiamento nelle politiche per ottemperare agli obblighi di governo. Legalizzare significa dunque anche attuare un cambiamento negli interlocutori di riferimento, non agendo più solo sul mercato dello spaccio ma sulla filiera produttiva di trasformazione e sulla commercializzazione, tramite interventi volti a promuovere la coltivazione della canapa per fini alimentari e ambientali. La depenalizzazione del reato nel consumo di sostanze illegali non lede infatti diritti soggettivi altrui; il modo migliore per ridurre l’impatto sociale ed economico della droga si trova nella decriminalizzazione del possesso e del consumo della droga stessa. Affrontare questo tema, infatti, non solo diminuirebbe i costi di gestione del problema ma farebbe da incentivo alla creazione di imprenditorialità nell’ambito della vendita di  prodotti derivati dalla cannabis. Il ddl dovrà dunque ora essere scorporato in due parti: una, riguardante solo il monopolio statale per il rilascio delle autorizzazioni per la coltivazione delle piante, prodotti derivati e vendita; l’altra per semplificarne l’uso a fini terapeutici.

Marta Donolo

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