L’idea ha di per sé del clamoroso, eppure non è così irrealizzabile. Arriva dal sottosegretario Pier Paolo Baretta e consiste nel riconoscimento a fini fiscali del periodo contributivo legato agli studi universitari per i cosiddetta Millennials (tutti i nati dal 1980 al 2000). La proposta, in parole semplici, servirebbe ad avere il riscatto gratuito degli anni universitari e secondo Baretta “darebbe una continuità contributiva ai giovani che hanno percorsi lavorativi sono sempre più accidentati“. Inoltre, sostiene, si avrebbe anche il vantaggio “incentivare a laurearsi”.
La facoltà di riscatto è stata prevista in origine dall’articolo 2-novies del decreto legge 30/1974 convertito con legge 114/1974 per il tramite della riserva matematica. In seguito l’articolo 2 del decreto legislativo 184/1997 ha ridisciplinato la regolamentazione del riscatto contributivo dei corsi universitari.
Attualmente si possono riscattare gli anni di laurea se si è conseguito il titolo di studio e negli stessi anni non si percepiva un reddito da lavoro con versamento dei contributi. Non possono essere riscattati inoltre i periodi di iscrizione fuori corso. Nello specifico si possono riscattare: i diplomi universitari (corsi di durata non inferiore a due anni e non superiore a tre); i diplomi di laurea (corsi di durata non inferiore a quattro e non superiore a sei anni); i diplomi di specializzazione che si conseguono successivamente alla Laurea ed al termine di un corso di durata non inferiore a due anni; i dottorati di ricerca i cui corsi sono regolati da specifiche disposizioni di legge; diplomi di laurea specialistica.
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