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Al Senato approda lo Ius soli. Bagarre in aula, ferita la ministra Fedeli. VIDEO

La discussione sullo Ius soli è stata terreno di scontro al Senato, e non solo verbale. Tra cartelli e urla, pare che un senatore del Carroccio abbia spintonato il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, che è caduta ed è stata portata in infermeria.

“Prima gli italiani”, “stop invasione”, “No Ius soli” sono stati i cartelli esposti in Aula dalla Lega Nord. Mentre il senatore Volpi e’ stato espulso per un “vaff..” verso la presidenza. Espulsione che ha ‘scatenato’ l’intervento, in punta di regolamento, di Roberto Calderoli, rivolto al presidente Grasso: “lei ha completamente disatteso quanto prevede il regolamento perche’ il senatore Volpi” espulso “e’ ancora presente quindi lei ha l’obbligo di sospendere la seduta. Le chiedo di ristabilire l’ordine sospendendo l’Aula”.

Ma cosa prevede lo Ius soli? Nella legislazione italiana, si distingue tra lo Ius soli e lo Ius sanguinis. Nel nostro Paese, solo quest’ultimo ha valore per l’ottenimento della cittadinanza italiana.

Ma qual è la differenza? Lo ius soli significa, letteralmente, diritto della terra. Ciò vuol dire che un bambino è dichiarato cittadino del paese in cui nasce, indipendentemente dalla nazionalità dei suoi genitori. Viceversa, lo ius sanguinis dice che è automaticamente cittadino italiano solo chi nasce da cittadini italiani.

La legge 91 del 1992 dichiara lo Ius sanguinis l’unico valido per l’acquisizione della cittadinanza in Italia, mentre lo Ius soli viene riconosciuto solo in casi particolari. Ovvero, se un bambino nasce da genitori apolidi, oppure se è figlio di ignoti e viene rinvenuto in territorio italiano.

La legge approvata al Senato e che passa ora alla Camera per l’approvazione definitiva, sancisce che:
  • i figli di genitori stranieri nati in Italia possono ottenere la cittadinanza se almeno uno dei due è titolare di un permesso di soggiorno illimitato o di lungo periodo e risulta residente legalmente da almeno 5 anni;
  • è italiano “il minore straniero, che sia nato in Italia o vi abbia fatto ingresso entro il compimento del dodicesimo anno di età. Egli acquista di diritto la cittadinanza, qualora abbia frequentato regolarmente (ai sensi della normativa vigente) un percorso formativo per almeno cinque anni nel territorio nazionale” (Il cosiddetto ius culturae)
  • In entrambi i casi l’acquisizione della cittadinanza non è automatica ma richiede una dichiarazione esplicita da parte dell’interessato entro due anni dal raggiungimento della maggiore età qualora non vi abbiano già provveduto i genitori.

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