È stato presentato presso la Camera dei Deputati il rapporto Ecomafia 2017 – Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia, realizzato da Legambiente e pubblicato da Edizioni Ambiente.
Diminuiscono in modo sensibile gli illeciti ambientali e si riduce il fatturato delle attività elle ecomafie: dopo più di vent’anni, nel 2016 si è finalmente cominciato a intravedere la luce in fondo al tunnel. Le risposte dello Stato e della società civile hanno iniziato a dare i primi frutti, grazie soprattutto all’inserimento dei delitti ambientali nel Codice penale, con un apparato normativo finalmente all’altezza della sfida.
Questa, in estrema sintesi, la fotografia dell’Italia scattata dall’edizione 2017 di Ecomafia. Eppure, nonostante i successi, molta strada rimane ancora da fare: dal cemento illecito che devasta i territori e fa scempio della biodiversità, ai rifiuti che vengono spesso gestiti da associazioni criminali, dalle truffe sull’agroalimentare ai crimini a danno degli animali, fino al dilagare della corruzione nei meccanismi della Pubblica amministrazione, gli ecomafiosi sono sempre abilissimi a trovare nuove occasioni per arricchirsi a spese della collettività. Tuttavia, il calo nel numero di illeciti e l’aumento degli arresti e delle denunce raccontano meglio di ogni altro dato il netto cambio di passo del nostro paese nel contrasto ai ladri di futuro.
I reati ambientali accertati in Italia nel corso del 2016 sono quasi 26 mila, circa 70 al giorno, mentre si registrano i primi effetti della legge 68/2015 sugli ecoreati entrata in vigore un paio di anni fa: gli arresti aumentano del 20 per cento (+5 per cento di persone denunciate, +3 per cento di beni sequestrati), mentre gli illeciti diminuiscono del 7 per cento.
Anche nelle regioni a tradizionale insediamento mafioso diminuisce il numero di illeciti ambientali, pur restando significativamente alto: Campania, Sicilia, Puglia e Calabria da sole coprono il 44,2 per cento del totale nazionale in questo ambito (-4 per cento rispetto allo scorso anno).
Roma si classifica invece al terzo posto nella graduatoria dell’illegalità ambientale per province. Per quanto riguarda le tipologie di reati, la parte più consistente (23 per cento) riguarda quelli commessi contro la fauna, seguita dal ciclo illegale dei rifiuti (22 per cento), del cemento (17,1 per cento) e dall’archeomafia (2 per cento).