Il Whistleblower denuncia illeciti sul lavoro e facendolo si espone a licenziamenti, mobbing o isolamento, anche se alza un argine contro la corruzione. Una traduzione esatta del termine in italiano non esiste e forse perché “l’istituto fa fatica a essere inserito nel nostro panorama culturale“, spiega il presidente dell’autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone. Una norma che tuteli chi denuncia è ferma al Senato da più di 600 giorni. Per sollecitarla ‘Riparte il futuro‘ e ‘Transparency International Italia‘ sono scesi in piazza oggi a Roma.
In realtà la legge anticorruzione (190/2012) ha già introdotto un articolo specifico sul whistleblowing nel settore pubblico. Tuttavia, quest’unico articolo non sembra sufficiente a regolare una materia così complessa e non prevede strumenti o istituti che incentivino le segnalazioni. Soprattutto non tratta in maniera efficace la protezione del segnalante. Una legge offrirebbe una tutela legale per i lavoratori che denunciano irregolarità nel caso questi subiscano una ritorsione da parte del denunciato. I dati però dimostrano che i lavoratori che sporgono denuncia, da quando è entrata in vigore la legge 190/2012, sono aumentati in maniera esponenziale. Si è passati da 16 segnalazioni nel 2014 a 252 nel 2016 fino a 263 segnalazioni solo nei primi 5 mesi del 2017.
Il ddl a tutela dei whistleblowing è stato già discusso e approvato alla Camera il 21 gennaio 2016. Da allora è ancora fermo in commissione Affari costituzionali al Senato.”La nostra presenza qui – afferma Cantone – serve a ribadire che la riforma per noi è indispensabile. Il soggetto che mette la faccia per denunciare irregolarità sul lavoro è necessario che vada tutelato. Le esperienze pratiche dimostrano che chi denuncia è isolato all’interno e all’esterno. Chi collabora viene spesso considerato un delatore. Per questo serve la legge, dobbiamo tutelare chi ha il coraggio di metterci la faccia“.
G.M.
