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M5s, Di Battista: "Io premier? Di Maio miglior candidato"

“Non credo che questo sia il mio ruolo adesso. Io non sono uno statista, ho fatto il parlamentare e ce l’ho messa tutta”. Così Alessandro Di Battista spiega in ‘Meglio liberi‘, edito da Rizzoli e da oggi in libreria, perché ha scelto di non candidarsi a premier M5S, sfidando Luigi Di Maio. “Hanno provato in ogni modo – racconta nel libro-diario – a insinuare il dubbio che tra me e Luigi vi fosse antagonismo o qualche forma di rivalità. Mai e poi mai. Come ho già accennato in precedenza, io avrei potuto partecipare alla competizione per la scelta del candidato premier del Movimento. Avrei avuto le mie possibilità. Ho ritenuto che Luigi fosse, in questo momento, il miglior candidato che il Movimento potesse esprimere e soprattutto – e questa sembrerebbe un’ulteriore eresia in un mondo, quello della politica, fatto di individualismo e personalismi vari – per me, ma anche per Luigi, è molto più importante cosa fare piuttosto che chi lo fa”. Di Battista riprende quindi uno dei cardini del pensiero pentastellato: “Questo significa che tutti possono fare tutto? Assolutamente no. L’uno vale uno, uno dei capisaldi del Movimento 5 Stelle, forse è stato travisato. Uno vale uno significa che tutti possono concorrere alla vita politica del Paese, ma non significa che ogni attivista o ogni eletto del Movimento possa o debba fare le stesse identiche cose di un altro. Io – ammette – non ho mai invidiato alcune qualità che Luigi possiede e che io obiettivamente non ho. Piuttosto, osservando il quotidiano impegno che ci mette nel lavoro, la sua abnegazione e ascoltando le sue idee e il suo modo di esporle ho imparato moltissimo”. Il deputato romano non nega di aver accarezzato il sogno o anche soltanto l’ipotesi di candidarsi. Quando nel libro ripercorre il periodo di fine campagna referendaria, ammette: “Mi sentivo bene. La mia unica responsabilità era la politica, leggevo libri di costituzionalisti, intellettuali e di quei pochi giornalisti che si erano schierati per il ‘no’. Non parlavo d’altro. Ma la vita, quella meravigliosa avventura che più cerchi di programmare e più, con ironia disarmante, manda all’aria ogni tuo programma, aveva in serbo altro per me”, alludendo alla nascita del figlio.

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