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Di Maio nella trappola di Salvini

Governo mezzo pieno e mezzo vuoto. Per colmare il bicchiere dell’Esecutivo giallo verde manca il premier e il cuore della distillazione delle trattative: Europa, immigrati, tasse, infrastrutture, tasse, giustizia. Troppo, o meglio tutto l’essenziale per un programma di governo di reale cambiamento. A meno di una svolta last minute, le trattative si sarebbero ormai avvitate per la mancanza degli essenziali criteri politici comuni per dar vita a un’alleanza ancora tutta da collaudare. Un’alleanza che sembra un matrimonio civile fra due partiti dello stesso sesso, quello populista. Al tavolo del confronto fra Lega e 5 Stelle, Matteo Salvini e Luigi Di Maio giocano una partita di poker politico. Più astuto e sottile, il segretario leghista utilizza il bluff per far scoprire le carte a un leader grillino più diligente e metodico nelle aperture e nell’impostazione della partita. La differenza è che Salvini dispone di un partito e di una coalizione radicata sul territorio e in grado di mobilitarsi per moltiplicare imput e slogan elettorali. Di Maio, invece, è il leader di un movimento d’opinione fondato e alimentato sulla rabbia e la contestazione nei confronti del sistema dei partiti. Un movimento che ancora non si capacita della necessità di trattare la formazione di un governo con uno dei partiti del sistema che intende abbattere. Un governo vissuto in ogni caso dai grillini come un compromesso, un cedimento. Come la perdita della verginità del cambiamento.

Fra i due, Salvini ha già vinto. Ha politicamente sbancato i 5 Stelle: li ha compromessi e divisi. Farà il governo solo alle sue condizioni, in maniera da non temere il ritorno di Berlusconi. Un esecutivo con un premier battezzato da Salvini e con un programma di centrodestra: legittima difesa, rimpatrio immigrati, flat tax, più Italia e meno Europa. Chi ci sta ci sta, oppure elezioni anticipate. Ecco perche’ il pendolo delle trattative compie oscillazioni sempre piu’ ampie. Stupisce che Di Maio e il vertice 5 Stelle non abbiano ancora intuito di essere in trappola. Abilissima la strategia leghista. Le prospettive della serie habemus papam, lasciate trapelare a Milano, si sono infrante al rientro a Roma. E la baldanza meneghina di Di Maio si è trasformata nella imbarazzata ammissione davanti al presidente della Repubblica di non avere né la quadra né la squadra. A cominciare dal premier per una notte, Giulio Sapelli, auto-affondatosi davanti ai giornalisti perché, prima ancora dell’eventuale convocazione al Quirinale per un ipotetico incarico, ha affermato con piglio taumaturgico di avere già chiesto all’ex ministro Domenico Siniscalco di occuparsi del dicastero dell’Economia. La sindrome tedesca, come è stata astutamente definita la richiesta al Quirinale di altri giorni di tempo per chiudere l’accordo, maschera in realtà la divaricazione delle strade di grillini e leghisti. Con un’insospettabile riminiscenza delle classiche consuetudini democristiane del rinvio, per guadagnare ancora tempo Di Maio e Salvini hanno fatto presente al Colle che intendono sottoporre l’accordo di governo, che comunque ancora non c’è, al vaglio della piattaforma Rousseau su Internet per i grillini e ai gazebo per i leghisti.

Due gaffe costituzionali e politiche di non poco conto, che soltanto per la saggezza e la pazienza del presidente Mattarella non vengono respinte al mittente. I costituzionalisti evidenziano infatti che l’esecutivo e il programma di governo sono sottoposti al vaglio del presidente della Repubblica e della fiducia delle Camere. Se non siè legittimati non si avviano trattative. La Costituzione non è un’opinione ed esige rispetto. Al Quirinale si è tornati insomma a fare il punto sull’organigramma di un governo neutrale e di garanzia, in pratica già delineato, che potrebbe traghettare oltre l’autunno il Paese, approvando la legge di stabilità e sterilizzando l’Iva. Fino al superamento dei vortici del guado di un’accordo in extremis per un esecutivo politico giallo verde o più verosimilmente per lo svolgimento delle elezioni anticipate, che a questo punto sembrano slittare alla primavera prossima.

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