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I 535 giorni di Gentiloni, dal nodo Libia al successo del G7

Tra saluti ai collaboratori, scatoloni da chiudere e post di addio su Twitter, si chiude il percorso del Governo Gentiloni, il sessantaquattresimo della Repubblica Italiana. E’ durato 535 giorni, il terzo e ultimo della XVII legislatura, cominciata con Enrico Letta, proseguita con Matteo Renzi e terminata con il conte Gentiloni Silveri. Al quale fa seguito quello del professor Giuseppe Conte.

E’ l’11 dicembre 2016 quando Gentiloni riceve la campanella, simbolo del passaggio di consegne a Palazzo Chigi, da Matteo Renzi, suo segretario nel Partito democratico travolto dal referendum che ne ha bocciato la riforma Costituzionale, vero manifesto dei mille giorni dell’ex sindaco di Firenze a Palazzo Chigi. Il 13 dicembre 2016 il governo ottiene la fiducia con 368 voti a favore e 105 contrari. Il giorno dopo è la volta del Senato: 169 i favorevoli, 99 i contrari. Pochi gli spostamenti e i nomi nuovi tra i due esecutivi. Ma i pochi che si verificano risultano fondamentali per connotare il ‘nuovo corso’. All’Interno arriva Marco Minniti e il primo effetto dell’avvicendamento con il ministro Angelino Alfano – passato agli Esteri al posto dello stesso Gentiloni, si percepisce subito per l’impatto sulla gestione dei flussi migratori. Minniti vola in Libia per siglare una intesa con il premier Libico Fayez Al Serraj.

Viene prevista una più stretta collaborazione tra la Libia e l’Italia con l’obiettivo di fermare i trafficanti di esseri umani. Poco tempo dopo l’accordo sarà siglato a Palazzo Chigi fra Gentiloni e lo stesso Serraj, poco prima di un vertice europeo straordinario a Malta, ancora sul tema migranti. ‘Solidarietà’ è la parola d’ordine che il governo italiano porta a La Valletta: la richiesta e’ quella di una più equa redistribuzione dei migranti tra i vari Paesi europei. Una posizione condivisa anche da Germania e – a parole – dalla Francia, ma che trova la ferma opposizione dei cosiddetti Paesi di Visgrad, i Paesi dell’Est entrati di recente nell’Unione. Ma è con gli appuntamenti di Roma e Taormina che il governo Gentiloni ottiene i successi diplomatici più importanti. Nella Capitale, la cerimonia per i 60 anni dei Trattati Europei, richiama i capi di Stato e di Governo di tutto il continente. Si riafferma la necessità di rilanciare l’Unione sotto il punto di vista di una maggiore integrazione politica, economica e di difesa. Una boccata d’ossigeno per gli europeisti scossi da Brexit e dall’emergere di sempre più forti pulsioni anti europee nei paesi membri. A Taormina, il 26 e 27 maggio, in occasione del 43esimo vertice del G7, Gentiloni riesce a ottenere l’impegno delle sette maggiori economie del mondo sul tema della lotta al terrorismo, dei migranti e, soprattutto, sulla lotta al climate change. Al successo del vertice, tuttavia, concorre anche l’impatto scenografico di una città unica al mondo per arte, storia e bellezze naturali. Non tutto, però, è filato liscio per Gentiloni in questi 530 giorni a Palazzo Chigi.

Il presidente del Consiglio ha dovuto fronteggiare il terzo evento sismico importante nel Centro Italia in due anni: il 18 gennaio 2017 le popolazioni di Lazio, Marche e Abruzzo, già provate dalle scosse dell’agosto e dell’ottobre 2016, vengono messe in ginocchio da un nuovo evento tellurico. Il governo Gentiloni si trova alle prese con una ricostruzione che, come dice anche il commissario straordinario Vasco Errani, “non sempre procede con la necessaria velocità”. Ad agosto 2017 Errani si dimette e Gentiloni nomina suo successore Paola De Micheli. E’ con lei al suo fianco che il presidente del Consiglio puo’ inaugurare le prime importanti opere di ricostruzione, come in provincia di Macerata dove riapre la scuola di Sarnano: “Un esempio dell’Italia che funziona”, la definisce Gentiloni: “In Italia siamo affezionatissimi ai campanili, ma sono convinto che quando i campanili si abbracciano e lavorano per costruire i risultati sono straordinari”.

Sul fronte politico le difficoltà maggiori sono legate alla litigiosità del Partito Democratico, già duramente segnato dalla scissione che ha visto andare via esponenti storici come Pier Luigi Bersani, Enrico Rossi, Massimo D’Alema. Le tensioni politiche si acuiscono nell’ottobre 2017 e sono legate alla nuova legge elettorale, il cosiddetto Rosatellum Bis. I numeri alla Camera e al Senato sono risicati per il governo e, al fine di evitare una crisi politica, il Pd chiede ed ottiene di porre la questione di fiducia sul provvedimento. Per approvare la nuova legge saranno necessarie tre fiducie a Montecitorio e ben cinque fiducie a Palazzo Madama. A novembre le elezioni siciliane – tradizionalmente un laboratorio in grado di riprodurre, anticipandole, le dinamiche delle elezioni politiche nazionali – vede trionfare il centrodestra che elegge presidente Nello Musumeci. A dicembre il lavoro per il governo è nei fatti terminato: Luigi Zanda, presidente dei senatori del Pd, annuncia che la legge sulla cittadinanza, detta Ius Soli, sarà discussa solo dopo l’approvazione della legge di Bilancio, ma aggiunge pure che sara’ difficile occuparsene prima della fine della legislatura. L’ultimo atto del governo è la Legge di Bilancio che viene approvata il 22 dicembre 2017 alla Camera e il 23 dicembre al Senato. E’ l’ultimo importante atto del governo Gentiloni prima dell’inizio di una campagna elettorale che vedra’ trionfare centrodestra e M5s.

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