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"Sì ai rimpatri, ma diritti umani vanno rispettati". Intervista a Carlotta Sami (Unhcr) sui migranti

Gli arrivi di migranti via mare sono diminuiti moltissimo in Italia ma è davvero preoccupante il crescente numero di morti. Perché se qualche anno fa moriva un migrante ogni 29 arrivi ora ne muore uno ogni 13“.

Carlotta Sami, portavoce per il Sud Europa dell’Agenzia Onu per i Rifugiati, non nasconde i suoi timori sulla situazione del Mar Mediterraneo. “Sono stati 13.700 i migranti arrivati sulle coste italiane dall’inizio dell’anno, meno che in passato, mentre c’è stato un aumento degli sbarchi in Spagna e Grecia – prosegue intervistata da LaPresse – ma rischio per chi prova a raggiungere l’Italia via mare è diventato molto più alto“.”L’altro aspetto che ci preoccupa moltissimo è che ancora moltissimi rifugiati sono nelle mani dei trafficanti in Libia – aggiunge -. Nonostante l’assistenza umanitaria in Libia sia aumentata, la lotta ai trafficanti è ancora troppo debole e ci sono molti gruppi che hanno nelle proprie mani migliaia di persone. Quando le vittime non muoiono, come è successo alcuni giorni fa a un gruppo di migranti che è stato ucciso mentre cercava di scappare, quelle che riescono a raggiungere l’Italia sono in condizioni fisiche e psicologiche drammatiche rispetto al passato, quasi al limite della sopravvivenza. Arrivano dopo mesi senza cibo e con evidenti segni di torture, arti amputati e in condizioni molto gravi“.

Al ministro dell’Interno Matteo Salvini che assicura più espulsioni e centri di permanenza ‘chiusi’, senza più migranti ‘a spasso’, risponde sottolineando che “il rimpatrio è nelle prerogative di qualsiasi Stato ma anche i rimpatri forzati devono avvenire nel rispetto dei diritti umani e della dignità delle persone“.”In realtà, occorrere investire in altro modo per far sì che la migrazione, anziché esser vista come un peso, possa essere una opportunità per la società italiana, perché può esserlo e delle politiche di inclusione possono beneficiare tutti – continua -. Laddove ci sono esperienze positive di inclusione sociale, si crea dialogo con la comunità, anche quella più timorosa rispetto alle presenza di stranieri“.”Inoltre va sostenuta la politica del rimpatrio volontario – sostiene – perché ci sono persone che vogliono tornare nelle terre d’origine e spesso non sanno dei finanziamenti europei a loro utili. il punto fondamentale per promuovere l’inclusione sociale e combattere i trafficanti è aprire meccanismi legali di immigrazione. Le vie esistono e serve una visione di lungo respiro perché purtroppo questo fenomeno di persone in fuga è globale e non si chiude. Del resto gli stranieri in Italia, non lo diciamo mai abbastanza, sono solo l’8 per cento della popolazione e i rifugiati sono ancora meno: tre ogni 1000 abitanti“.

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