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Governo, vertice su dossier economici: "Con Ue musica deve cambiare"

L’elenco di priorità e la nuova strategia nei confronti dell’Europa, con un necessario “cambio di passo”. Il governo gialloverde ha appena 12 giorni di vita, ma ha già messo in primo piano tutti i dossier economici più scottanti, dal reddito di cittadinanza al lavoro passando per il Def. Proprio per fare il punto il premier Giuseppe Conte ha incontrato per un vertice ad hoc a Palazzo Chigi i ministri dell’Economia, Giovanni Tria, degli Affari europei, Paolo Savona, dello Sviluppo economico e del Lavoro Luigi Di Maio, e il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi.

Tre ore di confronto importante per tracciare la road map dell’esecutivo chiamato già in estate a mosse delicate. In primo luogo l’approccio con Bruxelles: sui temi economici la linea è la contrattazione con un “cambio di toni e di atteggiamento” da parte del governo italiano, perché, si spiega, “la musica deve cambiare”. In attesa dei primi provvedimenti. se il numero 1 di Via XX Settembre Tria già domenica aveva rassicurato sulla permanenza nell’euro dell’Italia, Di Maio ha annunciato che terrà “la delega alle telecomunicazioni”.

Intanto dalla prossima settimana, martedì 19 giugno per la precisione, inizia il percorso del Def in Senato. Non si tratta di un passaggio banale, perché l’esecutivo Gentiloni e il ministro Padoan avevano varato un provvedimento ‘light’, senza il quadro programmatico ma con il solo aggiornamento del tendenziale, ovvero la fotografia della situazione a politiche invariate. Per questo motivo la risoluzione sul Documento di economia e finanza che il Parlamento deve approvare è il primo vero atto di indirizzo di politica economica della 18sima legislatura.

Tutto sarà deciso entro la settimana: tra i temi che potenzialmente potrebbero entrarvi c’è infatti anche quello del deficit e nodi politici come infrastrutture e investimenti. Infine, rimanendo in tema di nodi economico-industriali, al momento rimane un punto interrogativo sull’Ilva. Dal primo luglio, infatti, Arcelor Mittal può formalmente chiudere l’acquisto degli stabilimenti pur senza un accordo con i sindacati e in ballo ci sono 4mila suberi. Di Maio adora temporeggia (“Si devono ascoltare i commissari, i potenziali acquirenti, i sindacati, le associazioni che si occupano di tutela dell’ambiente a Taranto, il sindacato e dopo verificheremo lo stato dell’arte della trattativa e capiremo quali sono le soluzioni”, è la sua ultima posizione), con lo spettro della possibile chiusura delle acciaierie che porterebbe a una maxi causa legale.

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