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Governo: su dl dignità e Boeri prime crepe M5s-Lega

Prime crepe nel governo M5s-Lega. Malgrado la “sintonia” dichiarata dai due ‘azionisti’, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, e ribadita con forza anche ieri in conferenza stampa a Palazzo Chigi dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, a poco più di un mese dall’insediamento dell’esecutivo si cominciano a registrare alcune dissonanze tra i due partiti.

Due i temi che separano Salvini e Di Maio: le perplessità della Lega su alcune parti del decreto dignità e la presidenza dell’Inps a Tito Boeri, che il segretario leghista vorrebbe “cambiare”, mentre il capo politico del M5s, stamane al termine di una conferenza stampa con lo stesso Boeri, ha ricordato che il mandato di quest’ultimo scade nel 2019. Ma è sul primo provvedimento economico dell’esecutivo Conte che si sono manifestate le prime divergenze di vedute politiche.

Salvini non era presente nella riunione del Consiglio dei ministri che ha dato il via libera al dl dignità é alla conferenza stampa a Palazzo Chigi di illustrazione del provvedimento, impegnato a Siena per il palio e la visita a una villa confiscata alla criminalità organizzata. Al suo posto c’era il sottosegretario leghista alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti. Arrivando stamane all’assemblea dell’Ania, Salvini ha parlato di “buon inizio” con l’approvazione del dl dignità. “Poi”, ha subito precisato, “il Parlamento cercherà di renderlo ancora più efficiente e più produttivo”.

“Sicuramente” è giusto, ha chiarito, “arginare le delocalizzazioni, arginare il gioco d’azzardo e la ludopatia, che sta rovinando migliaia di famiglie, e tentare di mettere mano alla precarietà con modalità su cui poi lavoreremo in Parlamento”. Non è un mistero, infatti, che il partito di Salvini abbia perplessità’ sulle norme adottate sui contratti a termine che hanno suscitato la protesta dei piccoli imprenditori, grossa fetta dell’elettorato leghista. Altro tema è quello della re-introduzione dei voucher per la quale il Carroccio è schierato, in particolare nel settore dell’agricoltura, e che potrebbe arrivare in aula.

La frenata di Di Maio su eventuali significati modifiche al dl dignità è arrivata a stretto giro. “Il Parlamento è sovrano, se le modifiche vanno dell’ottica del miglioramento troveranno il M5s disponibile al dialogo. Se invece vogliono annacquare le norme che abbiamo scritto, allora saremo un argine”, ha chiarito il ministro del Lavoro, parlando poco dopo Salvini, sempre all’assemblea Ania.

“Non si arretra sulla precarietà, sulla sburocratizzazione, sulla lotta al gioco d’azzardo e alle multinazionali che delocalizzano dopo aver preso soldi allo Stato”, ha insistito. Altro ‘fronte’ è quello che riguarda Boeri. Salvini e il presidente dell’Inps da giorni dibattono sul tema del contributo dei migranti e degli stranieri al sistema pensionistico italiano, giudicato fondamentale da Boeri. Parlando al termine della presentazione della relazione annuale dell’Inps a Montecitorio, Di Maio ha chiarito che “Boeri fino al 2019 resta in carica”. “Con il presidente Inps su vitalizi e pensioni d’oro stiamo andando bene, poi su altre cose non siamo d’accordo”, ha ammesso, mentre, quasi in simultanea, Salvini, dal suo ufficio al Viminale, tornava ad attaccare Boeri su Twitter per aver ribadito che sono i “dati” a testimoniare la “necessita’” del contributo dei migranti per l’economia italiana.

“‘Servono più immigrati per pagare pensioni, cancellare legge Fornero costa troppo. Servono più immigrati per fare lavori che gli italiani non vogliono più fare’. Il presidente Inps continua a fare politica, ignorando la voglia di lavorare di tantissimi italiani. Dove vive, su Marte?”, ha insistito Salvini.

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