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Di Maio alza la posta con Tria, promesse M5S in manovra o crisi

“Il reddito di cittadinanza si fa, ci hanno votato per questo e la gente che lo ha fatto sapeva cosa avremmo fatto”. E’ una vera e propria war room quella che il vicepremier Luigi Di Maio convoca nella sede del ministero per i Rapporti con il Parlamento: al tavolo ci sono tutti i ministri M5S (da Giulia Grillo a Alberto Bonisoli, da Danilo Toninelli a Barbara Lezzi fino a Elisabetta Trenta e Alfonso Bonafede), la viceministra al Mef Laura Castelli e un solo, grande dossier, la nota al Def. E dal Movimento arriva un ultimatum diretto sia al ministro del Tesoro Giovanni Tria sia alla Lega: senza i punti cardine della campagna elettorale M5S si rischia la crisi di governo.
L’atmosfera, alla riunione convocata in serata, e’ descritta come “bellica”. Non a caso e’ presente lo stato maggiore della comunicazione del Movimento. L’obiettivo è divulgare al massimo l’ultimatum di Di Maio all’indomani di un decreto, quello su sicurezza e immigrazione, che l’alleato Matteo Salvini è riuscito a incassare non a caso prima del Def. E, a New York, il M5S trova la sponda del premier Giuseppe Conte. “Con Di Maio mi sento tutti i giorni, mi sono sentito anche da qui. Sono io che non dormo la notte se la manovra non sara’ equa”, spiega Conte mandando anche un messaggio al numero uno della Bce Mario Draghi, che ha giudicato dannose alcune parole spese dal governo :”con i fatti porteremo un gran bene agli italiani”.
Nell’ultimatum M5S si insiste su reddito di cittadinanza, pensioni di cittadinanza e risarcimenti ai “truffati per le banche”. Il M5S punta a far partire il primo da marzo e le seconde dal 2 gennaio. E, è il messaggio che arriva dalla war room pentastellata, non c’e’ deficit che tenga. “Ci vuole coraggio per mantenere le promesse e se manteniamo le promesse ci sara’ l’ok del M5S”, ribadisce Di Maio indicando, a livello concettuale, i due punti cardine del suo schema di manovra: investimenti e crescita perche’ “solo cosi’ si riduce il debito pubblico”.
Tradotto in numeri il M5S non sembra accontentarsi dell’1,9% del deficit/Pil e spinge, se necessario, ad andare oltre il 2%. Di Maio lo spiegherà giovedì mattina al Consiglio europeo sulla competitivita’ a Bruxelles: Spagna, Portogallo e Francia sono il grimaldello con cui il M5S intende forzare con l’Ue. Consapevole che, se anche si dovesse rivederlo in forma piu’ ridotta, presentare una manovra senza reddito di cittadinanza sarebbe un colpo fatale per l’elettorato pentastellato.

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