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Ddl anticorruzione: è "guerra nervi" M5s – Lega

La Lega ci ha colpito nella legge che riteniamo più importante, dovrà pagarne il prezzo. C’è stata una lacerazione nei rapporti, se succede un’altra volta si va a casa“, dicono dal Movimento 5 stelle. “Sono un intoppo parlamentare. Può capitare anche altre volte, si va avanti“, risponde Salvini.

Il giorno dopo l’incidente nella maggioranza sul ddl anticorruzione i due azionisti del governo tentano di ricompattarsi. Con i pentastellati che insistono sulla gravità della battuta d’arresto mentre il partito di via Bellerio in qualche modo minimizza. Come nelle altre occasioni in cui M5s e Lega hanno registrato distanze su temi parlamentari, è intervenuto il premier Conte a ridurre le differenze. Intanto, dopo il ko sull’emendamento sul peculato, sembra essere stato risolto il nodo tecnico. Ci saranno tre letture sul ddl, la norma sarà corretta al Senato e poi tornerà alla Camera. Ma il Movimento 5 stelle chiederà all’alleato di rispettare i patti. E di accelerare con il via libera definitivo del cosiddetto ‘spazza-corrotti‘ entro dicembre del 2018. Il timore dei pentastellati è quello di lasciare alla Lega l’approvazione del dl sulla sicurezza senza aver ottenuto il semaforo verde sullo stop alla prescrizione.

Proseguiremo nella valutazione degli emendamenti e del testo“, garantisce Conte. Un ingorgo delle leggi? “Saremo ottimi vigili urbani“. Salvini ribadisce la posizione di ieri dopo il voto sull’emendamento Vitiello: “Il voto segreto non piace, perchè mi piace la gente che dice quello che fa. Col voto segreto vai a fare la caccia alle streghe, e’ stato lui, e’ stato l’altro… La Lega è abituata a rispettare gli impegni presi e questo faremo“. L’incidente di ieri – ha detto Di Maio – è “stato fatto per affossare il ddl anticorruzione. E’ evidente a tutti che noi non siamo stati perchè noi quando abbiamo qualcosa da dire contro; lo diciamo pubblicamente e non ci nascondiamo con il voto segreto”. Intanto il governo ha intenzione di “metterci la faccia” sul provvedimento, hanno spiegato questa mattina fonti dell’esecutivo.

In Aula sono arrivati oltre ai due vicepremier, Salvini e Di Maio, anche il premier Conte. Decisione presa ieri in Cdm dove la tensione – viene riferito – è salita al massimo. Con la convocazione dei due capigruppo della maggioranza, D’Uva e Molinari. Mentre oggi il clima nell’Aula di Montecitorio si è ulteriormente riscaldato, con le opposizioni che chiedono di avere delucidazioni sul modo della maggioranza di andare avanti.

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