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Tav, tutto irrisolto

Dopo il lungo vertice sul Tav a Palazzo Chigi, “saranno necessari ulteriori incontri non essendoci un accordo finale”. E’ quanto si legge in una nota diramata dalla presidenza del Consiglio. “All’esito del confronto” si è “convenuto che l’analisi costi-benefici sin qui acquisita pone all’attenzione del Governo il tema del criterio di ripartizione dei finanziamenti del progetto tra Italia, Francia e Unione europea” prosegue la nota.

 

“Sono emerse criticità – si rimarca – che impongono una interlocuzione con gli altri soggetti partecipi del progetto, al fine di verificare la perdurante convenienza dell’opera e, se del caso, la possibilità di una diversa ripartizione degli oneri economici, originariamente concepita anche in base a specifici volumi di investimenti da effettuare nelle tratte esclusivamente nazionali”.

 

“A distanza di vari anni dalle analisi effettuate in precedenza e, in particolare, alla luce delle più recenti stime dei volumi di traffico su rotaia e del cambio modale che ne può derivare, sono emerse criticità che impongono una interlocuzione con gli altri soggetti partecipi del progetto, al fine di verificare la perdurante convenienza dell’opera” si legge in un passaggio della nota.
Insomma, le posizioni restano ancora arroccate tra Lega e M5S. Le cinque ore di vertice a Palazzo Chigi non sciolgono il nodo del cantiere della discordia e non avvicinano le posizioni dei due alleati di governo. Fonti della Lega hanno parlato comunque di un confronto “costruttivo, seppur le posizioni restino distanti”. Al momento non si hanno notizie di aggiornamenti del vertice, anche se alle 19:30 è convocato a Palazzo Chigi un Consiglio dei ministri che potrebbe costituire nuova sede di confronto.
La riunione-fiume è iniziata mercoledì sera alle 20:30: la prima parte – quella tecnica – relativa all’analisi dei dati relativi alla Lione-Torino con il rapporto costi-benefici sul tavolo del governo gialloverde è durata circa 3 ore e mezzo. Al tavolo politico, partito dopo la mezzanotte per cercare la soluzione al rebus, c’erano il premier, i vicepremier Di Maio e Salvini, insieme al ministro dei Trasporti Toninelli.
LE IPOTESI – Dal Carroccio erano trapelate possibili ipotesi di soluzioni da adottare: “Noi vogliamo la Tav. Siamo costruttivi e disponibili a modifiche del progetto purché non sia tradito lo spirito iniziale”. Facendo intravedere come per i leghisti si possa pensare a cercare la soluzione per “via parlamentare” o per la “consultazione dei cittadini”.
Dal movimento guidato da Di Maio invece si è riparlato del potenziamento della linea ferroviaria esistente, al posto del tunnel base. Il sindaco di Venaus Nilo Durbiano chiede di dirottare il progetto Tav sul traforo ferroviario del Frejus, con una nuova galleria di 15 Km a doppio binario. Proposta No Tav che arriva dal territorio, consegnata nei giorni scorsi al presidente del Consiglio Conte.
LA UE – Ma intanto sul governo pende la spada di Damocle dell’Unione europea: sarebbe infatti pronta una lettera della Commissione che, a fronte di un no, mette sul piatto la violazione di trattati europei, con la conseguenza di una perdita di finanziamenti all’opera fino a ottocento milioni, di cui trecento da subito. “Costa più non farla che farla” ha sottolineato Salvini che, martedì, sul tema ha avuto un colloquio con Jyrki Katainen, vicepresidente della commissione Ue.

[adnkronos]

 

 

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