“Dato per acquisito che è largamente insufficiente lo stanziamento di 400 milioni di euro deciso dal governo per aiutare chi è in difficoltà, bisogna dire che solo una parte dei lavoratori in nero usufruiranno di questa misura o di quelle a venire“. Così Giorgio Mulè, deputato di Forza Italia e portavoce dei gruppi azzurri di Camera e Senato, in un intervento di stamane.
“Mi riferisco – aggiunge – a quella categoria dei ‘lavoratori in nero a tempo determinato’: quanti, ad esempio, sono impiegati solo per alcuni mesi usufruendo per il resto dell’anno dei sussidi di disoccupazione pur svolgendo altri ‘lavoretti’. Poi ci sono gli ‘altri’ che non riceveranno nulla. È questo il momento di rendere conveniente l’emersione del lavoro nero (quasi 4 milioni di lavoratori che ‘valgono’ 200 miliardi, oltre 12 punti di Pil) proprio perché lo Stato non può riconoscergli il diritto di usufruire degli ammortizzatori sociali. La strada maestra per l’emersione, come ripete Silvio Berlusconi, è quella di una rivoluzionaria ‘compliance fiscale’, cioè di un nuovo rapporto di collaborazione tra lo Stato controllore e i controllati cittadini/lavoratori/imprenditori: i titolari di impresa di ogni tipo dichiarano a quanto ammonta il proprio mancato profitto o reddito reale per ogni mese di fermo causato dal coronavirus“, sottolinea l’esponente azzurro.
“A questa dichiarazione dovrebbe far fronte un risarcimento totale da parte dello Stato da restituire con congruo lasso di tempo finita l’emergenza. Ovviamente, ripartita l’economia, le imprese ‘emerse’ verseranno le tasse sulla base di quanto dichiarato oggi. All’aumento di gettito, pari ad almeno 100 miliardi, dovrebbe corrispondere a quel punto una parallela riduzione universale della pressione fiscale. Insomma, avremmo finalmente le risorse per una flat tax inferiore al 20%. Tradotto si attuerebbe quello che è ancora un sogno: pagare tutti per pagare meno“, conclude Mulè.
