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Bellanova: "In agricoltura regolarizzare i migranti". Proposta giusta o sfruttamento?

Foto Roberto Monaldo / LaPresse 03-03-2020 Roma Politica Farnesina - Presentazione del "Piano Straordinario 2020 per la promozione del Made in Italy" durante l'emergenza coronavirus Nella foto Teresa Bellanova Photo Roberto Monaldo / LaPresse 03-03-2020 Rome (Italy) Foreign Ministry - Presentation of the "2020 Extraordinary Plan for Promoting Made In Italy " In the pic Teresa Bellanova

“Senza furori ideologici o ipocrisie sia lo Stato a farsi carico della vita dei 600 mila irregolari, spesso sfruttati in modo inumano, che già lavorano in Italia alla mercé di quella criminalità che chiamiamo caporalato e che per me significa mafia”. Così Teresa Bellanova in Senato durante l’informativa sul Coronavirus. Una proposta che divide i partiti e le associazioni.

Per il Pd, invece, “Bene i provvedimenti annunciati per dare risposta al bisogno di mano d’opera per le prossime campagne di raccolta nei vari settori orticolo, frutticolo e vitivinicolo e del settore turistico ricettivo” dichiara Mino Taricco capogruppo dem in commissione Agricoltura. Per il M5S Rosa Silvana Abate ha proposto invece di far lavorare nei campi i percettori del reddito di cittadinanza e i lavoratori in cassa integrazione.

Dalla Lega fanno sapere che per la raccolta di pomodori e piante “basterebbero finanziamenti per l’acquisto di macchine agricole, non previsti. Per il ministro Bellanova vale la regola: prima i clandestini. Per noi invece vengono prima gli italiani”, dichiarano dal partito di Salvini.

Un commento arriva anche da Aboubakar Soumahorodi, dirigente sindacale di origine ivoriana, da anni impegnato nella lotta per i diritti dei braccianti, uno dei volti più noti del sindacalismo radicale, che sul suo profilo Facebook avverte:

Ministra Teresa Bellanova, ciò che manca nella filiera agricola sono DIRITTI e “Uguale lavoro Uguale salario” per tutti i lavoratori della terra, indipendentemente dalla loro provenienza geografica. Rimetta gli stivali da bracciante e venga ad ascoltarci nel fango della miseria.

Da tempo si discute della regolarizzazione dei braccianti stranieri in Italia, proposta che però non tiene conto dei bassi salari e delle condizioni di grave disagio che vivono questi lavoratori. Sicuramente grande parte di questi è nelle mani delle associazioni mafiose, ma senza regole e atti di finanziamento e controllo davvero la loro regolarizzazione garantirebbe loro condizioni migliori o stiamo solo ragionando in termini di un nuovo sfruttamento, questa volta da parte dello Stato? 

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