Connect with us

Hi, what are you looking for?

Editoriale

Dove eravamo rimasti?

di Gaetano Gatì

Forse un giorno leggeremo sui libri di storia le vicende che si sono verificate durante la settimana
trascorsa. In attesa di leggerle sui manuali si può cercare di capire cosa sia effettivamente
successo. Un mondo nuovo si sta aprendo agli occhi di un’Unione che fino ad ora si è dimostrata
sorniona. Pigra e quasi attonita di fronte a quella che, narrativa usata e abusata, risulta essere la
più grande crisi dal dopoguerra.
“Dove eravamo rimasti?”. Dopo le parziali manovre dell’Eurogruppo e dei Leader dell’UE, il 23
aprile, a 75 anni dalle insurrezioni partigiane di Genova, Milano e Torino, Giuseppe Conte è
riuscito a portare a casa un accordo che, checché se ne dica, risulta essere storico.
L’avvocato, complice l’intercessione dei giusti alleati, ha contribuito a realizzare quella che è
un’idea dei cugini d’oltralpe: il “Recovery bond” o Ursula Bond. Dal nome della Presidente della
Commissione europea. Ma cos’è questo “bond”, cosa prevede e soprattutto perché la Germania,
capro espiatorio del “sovranismo” nostrano, ha avallato questa proposta?
I Recovery Bond, tenendo presente il complesso iter che porterà alla loro realizzazione, sono dei
titoli che andranno a rimpolpare il “Recovery fund”, letteralmente “fondo di recupero”. Il piano
prevede la creazione di un fondo, finanziato con titoli comuni europei, con lo scopo di emettere
delle obbligazioni, il classico strumento con cui ogni nazione trova i denari per portare avanti la
baracca, condividendone il rischio tra gli Stati. Questo fondo verrebbe finanziato attraverso la
raccolta di denaro proveniente dall’emissione dei succitati bond, i cui proventi verranno distribuiti
agli Stati attualmente in difficoltà.
La proposta ha visto l’appoggio anche dei famosi “falchi”, dei “rigoristi”, dei “conti-in-ordine” e
dell’Europa-che-produce. Insomma dei tanti cliché per dire Olanda, Austria, Svezia, Germania e
Finlandia. Questi hanno accettato di supportare le “cicale”, altro stereotipo, nella condivisione del
rischio dei debiti che verranno fatti in futuro. In via del tutto eccezionale causati, appunto, dalla
“più grande crisi dalla seconda guerra mondiale”.
Quello che a oggi è un accordo politico però deve prendere forma. Nel rispetto dei trattati
soprattutto. Adesso, dunque, si hanno i fari puntati sul prossimo 6 maggio, data entro la quale la
Commissione europea presenterà la propria proposta per l’attuazione di questa misura così
innovativa e senza precedenti. Gentiloni & Co. dovranno mettersi al lavoro per trasformare la
“stretta di mano” in “legge”.
“We have a deal but…” come direbbero oltre-Manica e oltre-Atlantico.
Attenderemo.
Alle vicissitudini di questa nuova Europa, date dalla crisi sanitaria e dalla futura ancorché attuale
crisi economica, si aggiungono i festeggiamenti di un 25 aprile 2.0. Un 25 aprile, di liberazione
contrapposto a libertà, di anti-fascismo contrapposto a…, di “noi” contrapposto a “voi”.
La storia, che qualcosa insegna, ricorda in punta di piedi che da quel Venticinque aprile di 75 anni
fa è nata, oltre che la Repubblica, anche una piccola congrega di Stati. Di cui uno, recentemente, è
andato via. Ciò che è nato da quegli Stati è oggi in prima linea, in un’unica trincea. Chi più chi
meno, ma per la prima volta si sta combattendo uniti la stessa battaglia, sempre per mantenere
toni e narrative “mainstream”.
Adesso c’è bisogno di condividere i mezzi, le armi, l’intelligence, le attività e i denari. Perché 75
anni fa l’Europa l’hanno ricostruita, forse adesso c’è l’occasione per ricostruire gli europei.

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Leggi anche ...

Esteri

“I vaccini a mRNA contro il Covid-19 potrebbero essere pericolosi a lungo termine?”. Per trovare una risposta alla domanda che si stanno facendo in...

++++

Il grido di dolore della conduttrice radiofonica ed opinionista televisiva Emanuela Falcetti: “Qualcuno mi spieghi perché le bombole per l’ossigeno in molte zone d’Italia si...

In evidenza

Gentile signor Pres. Conte, mentre La ringrazio per la Sua umanità e le parole non retoriche, che pronuncia parlando alla gente, desidero farle qualche...

CULTURA

E’ la svendita di un patrimonio architettonico e artistico inestimabile, un altro tassello del depauperamento del patrimonio capitolino. Palazzo Odescalchi, una delle espressioni più...

Copyright © 2015 EcodaiPalazzi.it