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Sul caso Romano "inopportune le polemiche sulla conversione". Ora Silvia è a casa e la procura somala avvia un'indagine

Silvia Romano è felicemente rientrata in Italia. Difficile solo immaginare quello che ha sofferto. Non è certamente stata in vacanza alle Maldive“. Così padre Giulio Albanese, missionario comboniano, giornalista, esperto di Africa, commenta sull’Osservatore Romano il rilascio della cooperante italiana. “Polemizzare sulla sua conversione all’Islam o sul pagamento di un riscatto per il rilascio sono considerazioni fuori luogo, a dir poco inopportune“, continua padre Albanese che sottolinea come nessuno possa dire, “a parte il suo sorriso mentre abbracciava i genitori e la sorella, quali siano le reali condizioni di Silvia, oltre che fisicamente, da un punto di vista psicologico e spirituale. E’ troppo presto per sapere ciò che è realmente accaduto dal 20 novembre 2018, giorno del suo rapimento in Kenya, a sabato scorso, quando e’ stato dato l’annuncio della sua liberazione in Somalia“.

Chi scrive – aggiunge il missionario – conosce bene la ferocia di Al Shabaab, una delle più criminali formazioni jihadiste africane assieme a Boko Haram in Nigeria. E cosa dire della Somalia dove dalla caduta del regime di Siad Barre, nel lontano gennaio del 1991, la popolazione civile è preda di violenze inaudite? Basti pensare che il governo di Mogadiscio, internazionalmente riconosciuto, riesce a controllare a fatica pochi scampoli di territorio. Stiamo parlando di realtà anni luce distanti dal nostro immaginario“.

Padre Albanese ricorda il suo sequestro, nell’agosto 2002, insieme a due suoi confratelli avvenuto nel Nord Uganda: “Un’esperienza indimenticabile e traumatica, anche se in un lasso di tempo limitatissimo in confronto al sequestro di Silvia. Devo confessare che – sottolinea -, dopo la liberazione, provai un grande disagio quando venni investito dalle domande dei giornalisti. La curiosità era tutta incentrata su noi tre e soprattutto sul racconto di quanto avvenuto. A pochi cronisti interessò sapere quale fosse la reale condizione di tanta umanità dolente che allora, nel Nord Uganda, era ostaggio della ferocia dei ribelli dell’Lra. Silvia non dimenticherà facilmente questa brutta esperienza, non foss’altro perchè è stata a diretto contatto con una società relegata nei bassifondi della Storia, un popolo, quello somalo, da decenni sul Calvario“, conclude.

Un mazzo di fiori regalato a Silvia per il suo arrivo a casa nel milanese

Intanto Silvia Romano è arrivata nella sua casa in via Casoretto a Milano dopo aver viaggiato da Roma in automobile, insieme alla madre. La giovane volontaria liberata dopo 17 mesi di prigionia tra Kenya e Somalia è stata ‘accolta’ da oltre un centinaio tra giornalisti, fotografi e operatori tv, curiosi e forze dell’ordine. 

Proprio in questi minuti la nostra redazione apprende anche che  l’ufficio del procuratore generale della Somalia sta investigando il caso Romano ed è interessato ad ottenere supporto dall’Italia nelle indagini e nello sviluppo della azione penale contro i sequestratori.

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