A pochi giorni dalla Giornata mondiale contro l’omofobia celebrata il 17 maggio e in occasione del Pride Month, a giugno 2020, si riapre, a livello nazionale e internazionale, il dibattito sul contrasto alle discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale.
Al riguardo, negli ultimi anni, l’ordinamento italiano ha compiuto notevoli passi avanti nel riconoscimento di una maggiore tutela, grazie alla virtuosa collaborazione con la Corte europea dei diritti dell’uomo e la Corte di Giustizia dell’Unione europea. Nel 2016 è stata approvata la legge Cirinnà che ha riformato il diritto di famiglia introducendo la regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e la disciplina delle convivenze di fatto. Anche in giurisprudenza si è registrata una progressiva apertura, con il riconoscimento, per le coppie omosessuali, ricondotte alle formazioni sociali ex art. 2 Cost., della possibilità di ricorrere alla stepchild adoption (adozione in casi particolari del minore, da parte del partner del genitore naturale). Resta invece precluso il ricorso alla procreazione medicalmente assistita con fecondazione eterologa (Corte. cost. 221/2019), ammessa dalla Consulta per le coppie eterosessuali affette da una patologia che sia causa di sterilità o infertilità assolute ed irreversibili e per le coppie fertili portatrici di malattie genetiche trasmissibili particolarmente gravi, e il divieto, di carattere generale, del ricorso alla maternità surrogata. Resta ancora aperto il problema relativo alla possibilità di riconoscere l’efficacia del provvedimento giurisdizionale straniero con cui sia stato accertato il rapporto di filiazione tra un minore nato all’estero tramite il ricorso alla maternità surrogata e il genitore non biologico cittadino italiano (sul punto pende un giudizio di legittimità costituzionale).
Si tratta di questioni giuridiche di massima rilevanza, che coinvolgono valori fondamentali della persona umana, tutelati dalla nostra Carta costituzionale, dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, dalla Convenzione di New York del 1989 delle Nazioni Unite e dalla Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea: il diritto di avere una famiglia, il diritto alla genitorialità, il principio di uguaglianza, nelle sue declinazioni formale e sostanziale, la dignità della persona, il diritto all’autodeterminazione. Il bilanciamento di questi valori – esigenza fondamentale di uno Stato pluralista e democratico come il nostro – è tutt’altro che semplice e deve essere effettuato tenendo conto che l’interesse preminente è quello del minore e che i genitori non hanno solo diritti ma anche e soprattutto doveri.
