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Trattato cieli aperti: La Russia a un bivio

Lo scorso 21 maggio, gli Stati Uniti hanno ufficialmente annunciato il loro ritiro dal Trattato sui cieli aperti sull’osservazione aerea reciproca in vigore dal 2002. Il ritiro, motivato da un presunto mancato rispetto dell’accordo da parte della Russia (lo stesso pretesto fu usato anche per l’uscita dal Trattato INF), diventerà effettivo tra sei mesi.

 

Tuttavia, esiste il rischio che gli alleati degli Usa nella NATO possano in futuro condividere con Washington i dati sulle attività militari della Russia ottenute durante i sorvoli. A dichiararlo è l’ambasciatore russo negli Usa, Anatolij Antonov.

“Non ho alcun dubbio che gli Stati membri della NATO condivideranno con gli Usa le informazioni ricevute dai loro aerei”, ha detto Antonov in un’intervista all’agenzia di stampa russa TASS, aggiungendo che “si tratta di un problema molto serio, il quale richiede un’attenta riflessione e la determinazione di ciò che dovremmo fare in una situazione di questo tipo” .

Come spiega il diplomatico, Mosca sta osservando con attenzione la linea di condotta dell’Occidente. In caso di necessità, prenderà misure adeguate per la salvaguardia della sicurezza nazionale. Decisioni concrete potrebbero essere prese durante una conferenza straordinaria dei Paesi firmatari dell’accordo il cui svolgimento è previsto dalle disposizioni dell’accordo stesso.

Con l’uscita di Washington dal Trattato sui cieli aperti viene compromesso l’ennesimo pilastro su cui si regge l’architettura della stabilità strategica globale. Se da una parte gli Usa potrebbero trovarsi in una posizione vantaggiosa rispetto a quella Russia, dall’altra Mosca ha bisogno di restare nell’accordo per tenere sotto controllo le attività militari condotte lungo i suoi confini, in territorio europeo.

Come salvare il Trattato?

L’amministrazione Trump ha fatto sapere di essere aperta al dialogo, ma a una condizione, ovvero che la Russia consenta il sorvolo di Kaliningrad e dei confini con la Georgia.

Anche qui, Mosca si trova a un bivio, come quello riguardante il pieno rinnovo del Trattato New START, per il quale gli Usa hanno posto la condizione del coinvolgimento della Cina. Un piano machiavellico ideato, molto probabilmente, con l’obiettivo di cristallizzare la supremazia nucleare dei primi sulla seconda. Ed è su questo sfondo che il Washington Post ha riferito, nelle settimane scorse, di un dibattito avvenuto tra le autorità statunitensi sulla possibilità di riaprire ai test nucleari, dopo uno stop che continua dal 1992.

Non è stato raggiunto alcun accordo definitivo, fa sapere il quotidiano statunitense, ma intanto il tema è stato sollevato, e la discussione continua. Tanto che alcuni senatori americani hanno deciso di attivarsi per promuovere una legge che vieti il ripristino di test che prevedono esplosioni nucleari.

A cura di Giulia Zanette

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