Continuano gli Stati Generali invocati da Giuseppe Conte. Il tema della tenuta economica del paese è centrale per evitare una crisi di cui ancora non abbiamo visto il momento più buio, ma che in molti sostengono non tarderà ad arrivare. Parlando con i giornalisti dal punto stampa di Villa Pamphili, oggi Conte ha spiegato che “non è sufficiente riavviare le attività, il circuito dei consumi non si riattiva subito. Aprire non basta per risolvere i problemi”. Il premier ha quindi sostenuto, sempre secondo quanto si apprende, che “il governo riconosce il valore del tessuto delle piccole e medie imprese, che non delocalizzano e che danno valore al territorio. Sono il modello produttivo che ha reso forte il nostro Paese”. “La prima esigenza – ha sottolineato il presidente del Consiglio – è contenere l’emergenza sanitaria, ma anche evitare un impatto eccessivo sulle imprese” “Abbiamo investito molte risorse per questo – ha fatto notare il premier – Siamo però consapevoli che dobbiamo continuare a dialogare in questo periodo di ‘messa a terra’ delle misure”.
Rispondendo a una domanda sui numeri degli esuberi per l’ex Ilva, Conte ha spiegato: “Abbiamo esaminato la proposta di ArcelorMittal che è assolutamente inaccettabile”. “Abbiamo già le nostre risposte, abbiamo le idee molto chiare e non consentiremo che un progetto strategico per il Paese possa essere snaturato e reso non idoneo. Questo vale anche per gli esuberi che non riteniamo accettabili”, ha sottolineato il premier.
“Io non sono ottimista, ma cerco di essere meno tragico delle previsioni che sono pessimistiche, da diluvio universale: la velocità con cui mettiamo in atto le misure prese è essenziale” ha detto Romano Prodi, parlando della risposta alla crisi da Covid in una audizione davanti alla commissione Politiche Ue della Camera. “Se non ci saranno nuove ricadute, le misure di politica economica messe in atto nel mese scorso sono di dimensione e natura tale che non hanno precedenti, se facciamo presto possiamo fare in modo che la tragedia sia limitata”, ha spiegato l’ex presidente della Commissione Ue. “Per quel che riguarda la dimensione degli interventi, si sono mossi prima gli Stati Uniti, poi la Cina e l’Europa, siamo a una dimensione grande, anche in Europa”, ha aggiunto Prodi.
“In questo mese – ha detto ancora – è stata dichiarata la fine della politica dell’austerità. Per noi italiani la decisione tedesca di finirla con la teologia del pareggio di bilancio è altrettanto importante che le politiche europee: finalmente si corregge il tragico errore che ha reso più grave del dovuto la passata crisi”, ha sottolineato Prodi. “Se arriva il Mes, dove mettere i soldi lo dobbiamo decidere noi. Non noi Stato – spiega ancora-, ma lo Stato con le Regioni”. “Dobbiamo subito armonizzare questo piano, dobbiamo fare subito il discorso su come allochiamo questi fondi del Mes: sulla medicina di base? Per i piccoli ospedali? Per i grandi ospedali? Sulla ricerca? Io sono estremamente favorevole al Mes -ha spiegato l’ex presidente della commissione Ue-. Se i nostri piani verranno bocciati, la riallocazione dei fondi per la Sanità dopo la pandemia la dobbiamo fare in ogni caso, arrivino o non arrivino i fondi”.
