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5 stelle: la metamorfosi da Movimento a partito è ora completata

La metamorfosi del Movimento 5 Stelle in partito è completata. “Uniti e compatti per il bene del Paese” e congresso rinviato. Con queste parole affidate a un post pubblicato su Facebook poco prima delle otto di sera il capo politico (alias segretario) Vito Crimi prova a serrare i ranghi delle fila Cinquestelle, sempre più sfilacciate. E lo fa individuando uno scopo – le esigenze più alte richieste in questo momento dall’Italia – e un nemico comune, indicato di volta in volta nel “circo mediatico che da anni tenta di distruggerci” e negli “speculatori che non vedono l’ora di mettere le mani sulla pioggia di miliardi che potrebbe arrivare nel nostro Paese” (così intanto vengono fatti digerire i fondi europei – e un eventuale Mes – anche agli occhi dei più scettici nell’elettorato). Chiamando il suo ‘popolo’ a guardare alle esigenze urgenti per l’Italia, Crimi di fatto rimanda quelli che in origine dovevano chiamarsi “stati generali” del M5S (termine che ora si confonderebbe con il summit organizzato da Conte a Villa Pamphilij), previsti per fine marzo, a data da destinarsi, come annunciato nei giorni scorsi dallo stesso Beppe Grillo. Il dibattito interno sull’organizzazione non è annullato, ma soltanto “rimandato più avanti” – quando non si sa – e dovrà realizzarsi con “un percorso condiviso”.

A cominciare proprio dalle voci più critiche, come quella di Alessandro Di Battista, a quanto pare ritornato all’ovile. Crimi mette a verbale di essersi confrontato con l’ex parlamentare e lo definisce “una risorsa preziosa che ha dato tanto e ancora tanto può dare al nostro percorso comune”. Pace fatta dunque in casa Cinquestelle anche dopo lo screzio che aveva visto contrapposti “Dibba” e lo stesso padre fondatore del Movimento. 

Si realizza quindi quanto profetizzato dal transfugo Gianluigi Paragone che, annunciando l’intenzione di fondare un suo partito per uscire dall’euro, esclude ne faccia parte anche l’amico pentastellato in quanto ancora “troppo innamorato” del progetto M5S. L’ex Cinquestelle ed ex leghista, rivela che il ‘Dibba’ ci sarebbe “rimasto male” per la risposta di Grillo: “Alessandro è un sentimentale – spiega – e fa bene alla politica avere uno così, passionale, che ci crede ancora”. Paragone non nega poi le aspirazioni Di Battista a diventare il capo politico dei Cinquestelle: “Sarebbe anche una cosa giusta dal suo punto di vista, non ci vedo nulla di male”, dice a ‘Un giorno da pecora’. Tutto rientrato, allora? Non proprio. Nel Movimento ferve ancora il dibattito su direttorio sì, direttorio no. Per la viceministra dell’Economia, Laura Castelli, il M5S “ha bisogno di una guida collegiale che garantisca sia la stabilità di un governo ma anche il tenere insieme i tanti di noi che hanno fatto esperienze diverse”.

Mentre per Max Bugani, amico di Alessandro Di Battista e consigliere a Bologna, il direttorio “mi pare un ‘volemose bene’ che sa di galleggiamento stanco. E non credo porti con sé alcuno slancio per il futuro. Io penso una cosa molto netta: governo e Movimento sono due cose diverse”. E l’ex ministro dei Trasporti Danilo Toninelli vuole parlare di “assemblea”, ma non di congresso, e sul direttorio invocato da Roberta Lombardi dice che decideranno gli iscritti. Tante voci delle quali il post di Crimi è una sintesi da vero segretario, arrivata giusto in tempo per tirare le fila in uno dei sempre più numerosi snodi cruciali dell’avventura Cinquestelle. E per togliere un’altra macchia dal Movimento interviene nello stesso giorno anche Davide Casaleggio che annuncia querela e promette di andare fino in fondo contro chi intende infangare la memoria del padre Gianroberto con la storia dei presunti soldi arrivati dal Venezuela di Chavez in una valigetta tanti anni fa. 

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