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Turismo, l’imprenditore Arturo Di Mascio: «Il settore è al collasso, vanno cancellate le tasse per l'intero anno»

Il curriculum di Arturo Di Mascio, pur nella tipica sinteticità dei dati, restituisce il profilo di un uomo dai molteplici interessi e dalle notevoli competenze. International banker, trader finanziario, avvocato, scrittore e giornalista, ma anche presidente della Federazione Nobili Uniti. L’elenco è lungo e ne prendiamo solo alcuni passaggi. Per dire, ha lavorato per anni nelle capitali dell’economia mondiale, a Londra e negli Stati Uniti. Nella Grande Mela il suo ufficio era a Wall Street, i suo interlocutori giganti del calibro di Morgan Stanley o Jp Morgan. E’ stato consulente per lo sviluppo di governi africani e sudamericani, nonché Presidente dell’Osservatorio politico europeo. Una carriera al top.

Arturo Di Mascio

Eppure Di Mascio a un certo punto ha deciso di tornare in Italia, per riavvicinarsi alla sua famiglia e alla sua amatissima città, Napoli. Da cinque anni Di Mascio è imprenditore nel campo del turismo. Ha diversi alberghi. E, come tanti altri imprenditori del settore è fortemente preoccupato per l’avvenire. Di una cosa è convinto e lo ha ripetuto più volte in un colloquio con Spraynew: «Gli italiani sono un grande popolo, ricco di risorse e di inventiva, geniali nell’affrontare le situazioni più difficili. Siamo quelli che in pochi anni hanno fatto di un paese povero e prevalentemente agricolo una potenza mondiale. Siamo produttori di cultura ed arte, abbiamo bellezze che il mondo intero ci invidia. Ed io su questo ho voluto e voglio scommettere». Purtroppo, aggiunge, «abbiamo una classe politica inadeguata. Il Paese è uscito dall’emergenza sanitaria da Covid-19 ma è nel pieno di una crisi economica e sociale che non ha eguali nella storia recente. Servirebbero politiche coraggiose e radicali, invece, nella migliore delle ipotesi siamo ai pannicelli caldi».

Di Mascio ha letto le ultime stime di Bankitalia? Via Nazionale ha lanciato l’allarme sui risultati dell’attività di impresa, in particolare sul commercio, il turismo e il tessile-abbigliamento. Secondo le stime il fatturato delle imprese calerà del 7 per cento su base annua. La flessione se guardiano invece al solo primo semestre 2020, quello dell’emergenza Covid, è a oltre il – 25 per cento. Che ne pensa di questi numeri?

«Penso che Bankitalia è perfino troppo ottimista. Oggi il turismo è sull’orlo del fallimento. Al di là degli spot propagandistici la realtà è che ci ritroviamo abbandonati a noi stessi, senza aiuti dallo Stato, senza una prospettiva per il futuro. Il turismo esce dal lockdown con un terribile -80 per cento. La ripartenza dell’Italia vista dal mio osservatorio è un pio desiderio, o, peggio, un bluff».

La strada seguita dal governo non la convince?

«La fase 3 mi pare solo un titolo buono per i tg e i giornali. “Semplificazione”, “Ripartenza” prima ancora “Cura Italia”: se i nomi che il governo ha dato ai suoi decreti corrispondessero alla realtà oggi non staremmo nella situazione drammatica in cui ci troviamo. La vuole sapere la verità? Chi ci governa non sa minimamente cosa significhi fare impresa».

Cosa doveva fare il governo?

«Per inseguire il facile consenso ha buttato un sacco di milioni nei famosi bonus. Ma i bonus servono a poco e niente. Sono un minuscolo cerotto su una ferita che è però profondissima. L’esecutivo doveva aiutare gli imprenditori a far ripartire le imprese. E guardi aiutare le imprese vuol dire aiutare il paese, ridare una prospettiva alle persone che hanno perso il lavoro e ai tanti giovani che un lavoro non ce l’hanno proprio. Ci sono lavoratori che stanno ancora aspettando la cassa integrazione! Ma le pare possibile? Come fanno queste famiglie a fare la spesa, a pagare le bollette? Per non parlare di quelli che sono finiti sotto la soglia di povertà».

Cosa servirebbe alle imprese oggi e nello specifico al turismo?

«Il governo non dovrebbe limitarsi a rinviare le tasse per qualche mese. Quella è una presa in giro. Le tasse per il 2020 andrebbero completamente cancellate. Perché siamo in guerra e non sappiamo quando finirà. E poi dal 2021 la pressione fiscale andrebbe, come misura strutturale, sensibilmente diminuita. Se non si farà questo molti imprenditori saranno costretti al fallimento. L’Italia vive di turismo ed oggi quel – 80 per cento significa, senza le misure che le ho detto, la morte del paese. Ci sono hotel che hanno deciso di riaprire nel 2021 perché ad oggi non hanno la possibilità di pagare il personale. Io ho un albergo di 90 stanza, solo 5 sono occupate. Se continua così sarà, mio malgrado, costretto a chiudere».

Gli Stati generali convocati da Conte non vi hanno fatto ben sperare?

Risata. «Una passerella, ecco cosa sono stati. Una passerella. Hanno fatto solo un pò di giorni di vacanza. Di concreto non è uscito niente».

Mes o non Mes? Che dovrebbe fare l’Italia, prendere o meno quei soldi che l’Europa si dice disposta a dare senza condizioni?

«Certo, non nego che sarebbero utili per riportare un po’ di ossigeno al nostro sistema sanitario, che negli anni ha perso molti dei punti che lo rendevano uno dei migliori al mondo. Però temo che il Mes, a parole depotenziato nei suoi vincoli, potrebbe rivelarsi alla fine un tranello dell’Europa per fare entrare la troika a casa nostra».

Berlusconi l’altro giorno su Repubblica ha detto che Forza Italia sarebbe pronta a dare i voti ad un nuovo governo se si creassero le condizioni per una maggioranza diverse. Secondo lei ci sono queste condizioni?

«Berlusconi è un grande imprenditore. Ma non credo proprio che Forza Italia e Pd non passano mettere insieme una maggioranza nuova. Sono partiti su sponde opposte e un accordo tra loro difficilmente sarebbe capito e accettato dai rispettivi elettorati».

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