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Caso Palamara, gli avvocati contro Repubblica: "Pretendiamo pubblicazione smentita"

Gli avvocati di Luca Palamara, il pm indagato per compravendita di sentenze e fuga di informazioni, attaccano Repubblica tramite una nota. “Duole constatare il perdurante attacco alla persona del dott. Palamara da parte di Repubblica per ragioni di cui è difficile comprendere il fine” si legge nel testo. I legali dell’ex-magistrato contraddicono il giornale sulle indiscrezioni pubblicate in questi giorni, precisando che “non è stato dato alcun risalto alla nostra richiesta di rettifica relativa all’articolo del 6 luglio u.s. dal titolo “Operazione confusione. Le manovre dell’ex pm” e in particolare della circostanza che  in data 10 maggio 2019 il PM della Procura di Perugia intimava al colonnello Mastrodomenico del GICO della GDF di spegnere il microfono laddove il dott. Palamara avesse incontrato dei parlamentari in ossequio a quanto stabilito dall’art.68 della Costituzione (alleghiamo relativo provvedimento). Tale spegnimento non è mai avvenuto.”

Il riferimento è su un articolo apparso dal titolo “L’amico prestanome così ho comprato il lido per Palamara” in cui, a dire dei legali, vengono riferite notizie non vere, precisando che Palamara non è titolare di alcun lido né in Sardegna né in altre località e quanto alla ulteriore affermazione contenuta nel corpo dell’articolo secondo cui agli atti “vi sarebbero una serie di messaggi che certificano il ruolo attivo del magistrato nella gestione della società”, quel minimo approfondimento che si richiede all’attività del giornalista avrebbe evitato un clamoroso fraintendimento per il giornale. Infatti il messaggio nel quale il dott. Palamara afferma “è uno sconforto…una spiaggia vergognosa” si riferisce non alla gestione del chiosco ma alla distinta e del tutto autonoma gestione della spiaggia cui ogni anno il dott. Palamara corrisponde il prezzo dell’abbonamento per lettini ed ombrellone attraverso bonifici che si allegano in copia. Le lamentale quindi riguardavano non la gestione del chiosco ma al contrario il dispiacere per la gestione della spiaggia e delle condizioni igienico sanitarie della stessa, ovvero semplici lamentele che ogni privato cittadino è nel diritto di formulare in caso di disservizio. “Quanto infine al rapporto con il sig. Aureli e della vicenda giudiziaria che riguarda la propria moglie si deve ribadire come non vi sia stato alcun interessamento tantomeno con il PM titolare delle indagini che si è autonomamente determinato per il rinvio a giudizio” si legge ancora nella nota.

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