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Deindicizzazione dei dati personali, il diritto all’oblio si arricchisce di contenuti diversi

Il tema dei confini del diritto alla cancellazione dei dati personali continua ad essere oggetto di dibattito

Una recente pronuncia della Suprema Corte è tornata ad occuparsi della tematica del diritto all’oblio e, in particolare, della deindicizzazione dei motori di ricerca. Nonostante il recente intervento normativo (d.lgs. 101/2018, recante “nuovo codice privacy”, che ha recepito il regolamento UE 679/2016, noto come GDPR – General Data Protection Regulation), il tema dei confini del diritto alla cancellazione dei dati personali continua ad essere oggetto di dibattito.

Riconosciuto per la prima volta da una sentenza della Suprema Corte nel 2012, tale diritto consiste nella non diffusione di informazioni che possono pregiudicare l’onore e la dignità della persona coinvolta e che, per il trascorrere del tempo, risultano ormai dimenticate o ignote alla generalità dei consociati. Al riguardo, emergono due esigenze di pari valore, garantite sia a livello costituzionale che europeo ed internazionale, che necessitano, secondo l’esperienza del caso concreto, di un’opera di bilanciamento: da una parte i diritti fondamentali della persona, dall’altra la libertà di espressione  e il diritto di cronaca.

La pronuncia, rifacendosi a recenti sentenze sul tema della Corte di Giustizia, come nel caso Google Spain C-131/12 ad esempio, ha affermato che nel contemperamento delle due precitate istanze, la richiesta del titolare che lamenti la presenza sul web di una informazione che lo riguardi e la sua riemersione attraverso la consultazione di un motore di ricerca avviata tramite la digitazione del proprio nome e cognome, può essere soddisfatta non necessariamente attraverso la cancellazione di essa da parte dell’editore del quotidiano on line, bensì attraverso la deindicizzazione dell’articolo da parte dei motori di ricerca. In altre parole, sarebbe sufficiente che il gestore del motore di ricerca rimuova il link ai siti ritenuti dall’interessato lesivi del proprio diritto all’oblio.

Ecco che, di pari passo con l’evoluzione tecnologica che ha determinato la nascita di nuovi diritti fondamenti e quindi di nuove esigenze di tutela, il diritto all’oblio si arricchisce di contenuti diversi: non più esclusivamente diritto alla cancellazione o alla rettifica, aggiornamento od integrazione della notizia, ma anche, – secondo le esigenze del caso concreto -, diritto alla soppressione dei dati personali contenuti nelle sole pagine web indicizzate dai motori di ricerca.

Silvia D’Oro

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