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Nella prevenzione del suicidio anche i media hanno un ruolo molto importante

ECCO IL VADEMECUM PER MEDIA. POMPILI (SAPIENZA ROMA): “SUPERARE LO STIGMA E RIFERIRE USANDO PAROLE GIUSTE”

Nella prevenzione del suicidio anche i media hanno un ruolo molto importante: parlarne in maniera corretta può infatti ridurre il numero delle vittime. “Occorre superare lo stigma e riferire i casi usando le parole giuste: va evitato l’effetto Werther, legato all’emulazione di un suicidio dopo averne vista la notizia tra i media, perchè il ‘contagio’ tra i suicidi è stato riscontrato soprattutto tra i giovani, ma non e’ tacendo che ci si riesce”. A dirlo nel corso del convegno è Maurizio Pompili, presidente del convegno e professore ordinario di Psichiatria alla Sapienza Università di Roma.

“E’ perciò fondamentale parlarne, per esempio senza enfatizzare o descrivere in maniera esplicita le modalità con cui è avvenuto e i luoghi che ne sono stati il teatro- continua lo psichiatra- senza usare titoli o immagini drammatiche, senza utilizzare termini forti ma attenendosi soprattutto ai fatti, riferendo la notizia tenendo a mente che a leggerla sarà un familiare stretto. È molto importante raccontare i fatti con l’attenzione che meritano, ma utilizzandoli come occasione per dare informazioni su come funziona la rete di assistenza e per interpellare specialisti che possano spiegare le dinamiche che portano a un suicidio e quindi indicare a chi si trova in difficoltà come chiedere aiuto. In questo modo il racconto di un fatto di cronaca drammatico può diventare il mezzo per fare davvero prevenzione: è necessario oggi e lo sarà sempre di più nei prossimi mesi, che saranno particolarmente delicati per gli effetti del Covid-19 sulla salute mentale”.

Da qui gli psichiatri, riuniti al convegno internazionale di Suicidologia e Salute Pubblica, organizzato da Sapienza Università di Roma, lanciano un Vademecum per i Media contro l’effetto Werther dei suicidi: – Informare senza sensazionalismi, specie nei titoli, senza usare toni enfatici, corredando i servizi con fotografie o video che evitino un’eccessiva drammatizzazione dei fatti. – Non stigmatizzare la nazionalità o la religione della vittima come elementi di discriminazione. – Evitare la descrizione dettagliata dei luoghi teatro del suicidio (es. ponti o monumenti famosi) o dei metodi (come avvenuto nel caso dell’attore Robin Williams). – L’intervista a parenti e amici della vittima deve essere svolta in modo responsabile, tenendo presente che il loro dolore può esporli a un maggior rischio di autolesionismo, suicidio o vulnerabilità. – Non sottolineare il suicidio come una scelta di vita, ma come un evento complesso, in cui quasi sempre ci sono più cause, comprese malattie psichiatriche che potrebbero non essere state riconosciute o trattate: è importante sottolineare che queste malattie sono curabili. – Non descrivere un suicidio come un evento ‘inspiegabile’ o senza alcun preavviso, ma sottolineare come la maggioranza delle vittime mostri segnali di pericolo, includendo i campanelli d’allarme e cosa fare per la prevenzione. – Evitare di riferire che la morte per suicidio è stata preceduta da un singolo evento, come una recente perdita del lavoro, il divorzio o brutti voti a scuola: darebbe al pubblico una comprensione eccessivamente semplicistica e fuorviante del suicidio. – Citare un esperto di prevenzione del suicidio su cause e trattamenti.

E ancora, il vademecum degli psichiatri continua: – Aggiungere informazioni sulle numerose opzioni di trattamento disponibili, sulle storie di coloro che hanno superato una crisi suicida (il cosiddetto ‘Effetto Papageno’ del Flauto Magico di Mozart) e indicare le risorse locali/nazionali messe a disposizione per trovare cure e consigli. – I siti di social spesso diventano ‘memoriali’ per i defunti ed e’ necessario evitare che si trasformino in spazi celebrativi, con frasi che sembrano innocue del tipo “il paradiso ha un nuovo angelo”. – Non enfatizzare gli effetti del suicidio legati al tributo di dolore pagato da familiari e amici. – Non focalizzare l’attenzione sulle eventuali conseguenze legali del gesto.

Campanelli d’allarme: Più segni una persona mostra, maggiore è il rischio. I segnali di pericolo sono associati al suicidio, ma potrebbero non essere ciò che causa un suicidio. – Parlare di voler morire; – Essere alla ricerca di un modo per uccidersi; – Parlare di sentirsi senza speranza o di non avere uno scopo; – Parlare di sentirsi intrappolati o di provare un dolore insopportabile; – Parlare di essere un peso per gli altri; – Aumentare l’uso di alcol o droghe; – Agire in modo ansioso, agitato o sconsiderato; – Dormire troppo poco o troppo; – Ritirarsi o sentirsi isolati; – Mostrare rabbia o parlare di cercare vendetta; – Mostrare estremi sbalzi d’umore; “Se qualcuno che conosci mostra segni premonitori di suicidio, non lasciarlo solo, rimuovi ciò che potrebbe essere utilizzato per il gesto e chiedi aiuto a un medico o a un professionista della salute mentale”, concludono gli psichiatri.

 

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