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Esteri. Pescatori italiani agli arresti domiciliari in Libia, Haftar rifiuta di rilasciarli

L’Italia ha già fatto sapere che non accetta ricatti quando si tratta dei propri connazionali

I pescatori italiani fermati dalle autorità dell’est della Libia il primo settembre 2020 si trovano ancora “agli arresti domiciliari e non sono ancora stati trasferiti in carcere, in attesa della formulazione dei capi di accusa e la definizione del procedimento penale”. A riferirlo sono fonti della Procura di Bengasi all’Agenzia Nova. Un funzionario della Procura generale ha affermato che la principale accusa contro gli italiani è l’ingresso illegale nelle acque economiche libiche senza autorizzazione per svolgere operazioni di pesca. “Sono in corso delle analisi di laboratorio ordinate dalla pubblica accusa di Bengasi su alcuni dei materiali trovati sulle imbarcazioni”, spiegano le fonti. Il rischio per i 18 marittimi (dieci italiani e gli altri di diverse nazionalità) è quello di un’incriminazione per traffico di sostanze stupefacenti.

“Le accuse di traffico di droga contro i pescatori non sono state ancora formalmente presentate”, ha aggiunto la fonte. Intanto il generale Khaled al Mahjoub, figura di spicco dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) di Khalifa Haftar, ha dichiarato all’Agenzia Nova che “il comandante Haftar rifiuta di rilasciare i pescatori italiani detenuti a Bengasi prima di liberare i giovani libici che le autorità italiane hanno condannato a trent’anni di reclusione con l’accusa di traffico di esseri umani”.

Il riferimento di Al al Mahjoub è ai quattro calciatori libici – Alaa Faraj al-Maghribi, del club Ahly Bengazi, Abdel-Rahman Abdel-Monsef e Tariq Jumaa al-Amami, del club Tahadi di Bengasi, e il giocatore Mohamed Essid di Tripoli – condannati in Italia per traffico di esseri umani. L’Italia, da parte sua, ha già fatto sapere che non accetta ricatti quando si tratta dei propri connazionali. “Non accettiamo ricatti: i nostri connazionali devono tornare a casa”, ha detto in più occasioni il ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Luigi Di Maio. Intanto, l’ambasciata di Libia in Italia ha recentemente incaricato un noto avvocato italiano di impugnare in Cassazione la condanna contro i quattro libici. Il termine ultimo per presentare l’impugnazione dovrebbe scadere il 25 ottobre prossimo.

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