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Casa Lega, Maroni (non l'ultimo arrivato) conferma: "Salvini su referendum e Ue ha sbagliato"

Alle Regionali si aspettava “un 4-2 e non un 3-3. Pensavo che Fitto avrebbe vinto. Salvini aveva parlato di 6-0. Dichiarazione un pò improvvida”. Così in una intervista al QN Roberto Maroni, ex presidente leghista della Regione Lombardia e già ministro dell’Interno. “Pur avendo vinto nelle Marche e governando in 15 regioni la percezione non è quindi di una vittoria” aggiunge. Si aspettava, spiega, l’exploit del Veneto: “Zaia è molto bravo, è appassionato del Veneto. Ha rinunciato a un ruolo da ministro per andare a fare il governatore”.

Secondo Maroni tra Zaia e Salvini, adesso, “non ci sarà nessun conflitto. Non è nel carattere di Zaia che non farebbe mai la guerra al proprio segretario e poi Salvini, se riuscirà a superare questa fase difficile, resta il segretario senza competitor interni”. Il leader del Carroccio, per Maroni, “ha una grande passione, è un grande comunicatore, sa quali sono i temi di cui si dibatte e sa come conquistare il consenso”, ma il suo difetto “grande”, è che “non ascolta chi lo critica. In questo è molto diverso da Bossi”.

Quand’è che Salvini ha ascoltato poco chi aveva intorno? “Quando Giorgetti ha detto che avrebbe votato No al referendum – risponde Maroni – Salvini era in tempo a cambiare, a indirizzare la campagna elettorale in modo diverso e adesso ci troveremmo con la vittoria dei No, la fine dei grillini, la crisi di governo e le elezioni in primavera. Io ho votato Si. Considero il taglio il primo passo per una riforma complessiva, come quella che facemmo noi nel 2006 e che fu bocciata perchè troppo complessa. Attendo adesso la riforma del bicameralismo e l’elezione diretta del premier. E’ stata quindi una vittoria anche della Lega, e non solo di Di Maio”. Secondo Maroni un altro grande errore è stata l’astensione al Parlamento europeo sulla condanna a Lukashenko. La scelta antieuropeista di Salvini è un abbaglio, “specie se non sei al governo e rischi di finire emarginato”.

La Lega, dice l’ex ministro, è sempre stata “per l’Europa dei popoli, mai antieuropeisti. Quella è la Le Pen. Salvini dopo le europee del 2019 avrebbe dovuto raccogliere l’invito di Conte e nominare lui il commissario europeo, Giorgetti o Garavaglia”. Rispetto al consenso interno al Paese “il voto al Sud è molto diverso da quello del nord. Credo che di qui al 2023 sarà FdI a crescere da quelle parti”.

Maroni poi fa delle previsioni sul prosieguo della legislatura: non si voterà prima del 2023, con questo governo, magari dopo un rimpasto perchè “Pd e 5S si sono messi d’accordo: Legge elettorale non subito per far piacere ai grillini, Mes e Quirinale al Pd. Poi magari candidati comuni a Milano, Torino e Roma”. Si candiderà sindaco di Milano? “Me lo chiedono in molti. Credo sia presto per parlarne. In ogni caso Milano per il centrodestra è assolutamente contendibile”.

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