A un anno di distanza dalla sentenza della Corte costituzionale del 22 novembre 2019 sul caso Cappato ed a tre anni dall’entrata in vigore della legge sulle disposizioni anticipate di trattamento, la lettera della Congregazione per la Dottrina della fede sulla “cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita”, approvata da Papa Francesco lo scorso giugno, ribadisce la posizione più volte espressa dalla Chiesa sulla delicata questione dell’eutanasia e del suicidio assistito. Richiamandosi alla parabola del buon samaritano, che ci insegna ad amare il prossimo come noi stessi, la lettera condanna ogni forma di eutanasia e di suicidio assistito e li considera crimini contro la vita umana.
Ci parla di unicità della vita, accoglienza, amore e compassione nell’assistenza del malato. Si torna così a riflettere su valori al contempo etici e giuridici: da una parte, diritto alla vita e alle cure e tutela dell’individuo in quanto tale, dall’altra, libertà di autodeterminarsi, dignità umana, diritto a rifiutare le cure e a morire. Tutti diritti fondamentali di difficilissima composizione, come dimostra il disegno di legge sul fine vita presentato all’inizio del 2019 e ancora fermo in Parlamento.