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L'Italia e gli italiani. Sabino Cassese: "Una volta il futuro era migliore"

LECTIO MAGISTRALIS DEL GIUDICE EMERITO DELLA CORTE COSTITUZIONALE  INCENTRATA SUL FUTURO

Fino a trent’anni fa i telefoni erano 5 milioni ed erano appesi al muro, oggi li indossiamo e sono ben 44 milioni gli smartphone. Siamo passati da una comunicazione one to one con un modo anche per essere in contatto con tutti, per sapere tutto, per giocare. Nel 2011 ha chiuso l’ultima azienda che produceva macchine da scrivere in Italia e la trovate in un museo. Oggi abbiamo smartphone e pc che si connettono in una comunicazione one to many. Nell’Ottocento la musica veniva ascoltata solo nei teatri, dopo invece è diventata riproducibile. Il mutamento delle tecnologie comporta anche modificazioni profonde di ordine sociale, di ordine politico e di ordine giuridico. Come i mezzi di comunicazione le economie oggi sono tra loro comunicanti, non solo tra Stati, ma anche tra Bigh Tech. Le economie sono comunicanti, anzi collegate. È grazie a questo processo di avvicinamento che possiamo indossare indumenti prodotti in Cina, comprare libri stampati in Francia, usare auto tedesche, e così via. Le ferrovie hanno creato i giornali nazionali, ma solo quelli locali: era necessaria la ferrovia per diffondere l’informazione. Ci sono delle ombre che pesano sul nostro futuro, come l’analfabetismo funzionale e la scarsa scolarizzazione, nonostante le risorse. Ora la crisi economica prodotta dalla necessità di difenderci dalla pandemia e tutelare la salute. l non completamento del progresso civile che consiste nel consentire ai meritevoli di raggiungere i gradi più alti degli studi – articolo 34 della Costituzione – è un ostacolo per il benessere dei cittadini e produce un divario con le altre nazioni sviluppate. Da un quarto di secolo, l’Italia cammina, mentre gli altri Paesi corrono. Su questo organismo debilitato si innesta. Al vuoto dei partiti politici si sostituiscono i dirigenti nazionali. Il potere viene “verticalizzato”, informazione e formazione sono rimesse al self-help, tramite il web“.

“Viviamo meglio di prima, ma si sta forse preparando un futuro peggiore in cui siamo già entrati? Quindi ci servono dei motivi per tornare a sperare nel futuro. Quali sono? Potremmo provare a costruire il futuro? Pensate alle grandi civiltà del passato, l’antico Egitto, l’antica Mesopotamia, l’antica Roma, il Medioevo, il Rinascimento… in virtù di questo possiamo sperare, perché siamo in un paese capace di reinventarsi, sempre. Per questo studiare è fondamentale: il sapere determina l’avvenire. Va costruita una rinascita, partecipando attivamente alla vita della comunità in cui si vive, perché il futuro dipende anche da noi”.

1 Comment

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  1. enrico pederzini

    6 Febbraio 2021 at 18:14

    Il ricordo che ho del futuro da me immaginato in gioventù era di una vita più facile per tutti. Di certo non immaginavo le difficoltà dei giovani d’oggi a studiare così tanto per poi non trovare un lavoro, le differenze sociali, l’inquinamento che soffoca il pianeta, gli esodi di massa, le lotte religiose, Apprezzo i risultati ottenuti in campo medico ma non mi sembra che i mezzi di cui oggi disponiamo per comunicare abbiano migliorato l’informazione. Cerchiamo con ansia un microbo su pianeti lontani e distruggiamo il paradiso di biodiversità che è il nostro pianeta. Le parole scritte sulla carta un tempo venivano ricercate con cura avevano un valore più alto. In mezzo a tante difficoltà c’era chi definiva il mare come una lavagna percorsa da brividi di freddo. Apprezzavamo di più quello che riuscivamo a produrre e sapevamo assaporarlo. Bisogna lavorare con molto impegno sul presente se vogliamo davvero un futuro migliore. Occorre riscoprire i valori umani e la semplicità. Occorre fare qualche passo indietro e dare a tutti una possibilità.

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