Mercoledì 14 ottobre, il New York Post ha pubblicato una serie di email del 2015 in cui si rivela che Hunter Biden, membro della compagnia energetica ucraina Burisma per la cifra di 50.000 dollari al mese, avesse introdotto il padre Joe Biden ai vertici della stessa compagnia, nella persona di Vadym Pozharskyi.
Biden Jr, secondo le parole dell’email, viene ringraziato per la sua “influenza” politica.
Come è noto, otto mesi dopo, su stessa ammissione dell’interessato, Joe Biden fece pressione presso il presidente Poroschenko per fermare un’inchiesta su Burisma, pena lo stop ad un prestito di 1 miliardo di dollari. Ma non solo.
La vicenda delle email, seguita poi da Fox News e pochi altri, vede anche il coinvolgimento di Biden figlio nella compagnia energetica cinese CEFC, ora in bancarotta.
L’email, datata 13 maggio 2017, accenna alla discussione di “un pacchetto remunerativo,” presumibilmente il 10% di un affare.
L’FBI è entrata parzialmente in possesso del materiale, in cui emerge anche consumo di droghe e contenuti sessualmente espliciti.
Il computer era uno dei tre in riparazione presso una ditta.
Il negoziante, spaventato dai comportamenti inusuali degli agenti federali, che han rifiutato di prendere tutti i materiali, mandò una copia dell’hard disk a Rudy Giuliani.
A parte i media già citati, lo scandalo è stato ricevuto dal silenzio generale.
A sottolinearlo è il giornalista investigativo Glenn Greenwald, di certo non un fan repubblicano.
“C’è anche solo un giornalista che abbia la faccia tosta di credere che queste email siano fabbricate o fraudolente?” si chiede in un tweet, “le email a mio avviso non sono un grande scandalo, rientrano nei noti standard di squallore e corruzione.
Per me, il grande scandalo è il lampante cono di silenzio – una proibizione – eretta dai ‘giornalisti’ al fine di difendere Biden.”
Presidenziali Bolivia: la rivincita del partito di Morales
Secondo la Suprema Corte Elettorale, la nuova amministrazione inizierà a lavorare entro la prima metà di novembre.
Nelle elezioni di domenica 18 ottobre ha votato l’87% degli aventi diritto, un record che supera l’82% del 2005.
Il primo provvedimento, ha dichiarato Arce, sarà il “Bonus contro la fame,” un aiuto per tutti i cittadini già approvato dall’assemblea ma bloccato dal precedente esecutivo.
E mentre la ex presidente ad interim, Janine Anez, ha riconosciuto il risultato, arrivano le felicitazioni da tutto il mondo, inclusa Washington.
Il sottosegretario per gli Affari dell’emisfero occidentale del Dipartimento di Stato americano, Michael G. Kozak, ha espresso il desiderio dell’amministrazione Trump di “lavorare con il governo neoeletto”.
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