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CULTURA

“La sua ragazza”: Serena Maffia racconta il suo romanzo

Giornalista, scrittrice, poetessa e sceneggiatrice, appena quarantenne, Serena Maffia ha alle spalle numerose pubblicazioni. Il suo ultimo lavoro, La sua ragazza, è nelle librerie dal 5 di novembre edito dalla casa editrice milanese Leone. In esso l’autrice racconta in modo spassoso la quotidianità di un gruppo di amici romani attorno alla voce della protagonista Francesca, affettuosamente soprannominata Frana.

Lo stile scorrevole e al contempo farcito di riferimenti colti, ad esempio alle opere d’arte, i dialoghi frizzanti e un finale sorprendente fanno del romanzo un testo da non perdere.

Serena, sei una scrittrice prolifica; c’è un tipo di pubblico che prediligi, dal quale vorresti essere maggiormente letta?

Ho scritto opere teatrali, prosa e poesia, persino un saggio sulla lettura dal titolo Librodroga, in cui  indago sugli effetti positivi e sulla dipendenza dalla letturaScrivo quasi sempre storie per adulti, eppure ho scritto anche una fiaba e proprio adesso sto scrivendo un testo adatto a lettori di scuole elementari e medie, quindi per il pubblico più giovane, che amo particolarmenteIn generale, amo essere piacevole, ironica, far ridere i miei lettori, di qualsiasi età essi siano. Eppure non scrivo mai esclusivamente per raccontare una storia, il processo è ben diverso. Amo scrivere ma sono gli stessi personaggi che si fanno vivi nella mia mente efanno quello che vogliono! Io non faccio altro che seguirli fin dove vorranno condurmi”.

Secondo alcune scuole di pensiero, ogni scrittore deve focalizzarsi su una specifica categoria di lettori. Tu, invece,riesci a raggiungere un pubblico eterogeneo, ad adattare il linguaggio, le situazioni, il vocabolario, in base alla tipologia di lettore di ogni tua opera. Come fai?

“Tutto parte dalle storie da raccontare che sono nella mia testa; da lì si vanno a delineare i dettagli dei miei testiDi certo decido in partenza se raccontare agli adulti o ai ragazzi; in genere so già dove voglio arrivare e lì mi trascinano, pian piano, i miei stessi personaggiSpesso il processo creativo avviene durante la notte: faccio dei sogni ed essi diventano come un’illuminazione. Vado a dormire e il mio cervello continua a lavorare“.

Pubblicare un libro in tempi di covid, come cambia l’editoria, ad esempio hai fatto presentazioni on line?

Ad essere sincera le biblioteche, dove negli anni passati ho fatto vari laboratori, continuano a propormi presentazioni on line manon ho ancora accettato perché l’aspetto più divertente per uno scrittore è avere a che fare, faccia a faccia, con le persone che lo hanno letto. Il rapporto con il lettore è, per me, fondamentale. E quando ti confronti con qualcuno che ti fa una critica negativa è persino più interessante. Ti rendi conto che hai mosso qualcosa dentro gli altri. Inoltre, qualsiasi commento serve perché la volta dopo ne terrai sicuramente conto. Al contempo, se ho colpito in positivo, mi fa un infinito piacere sapere che ho fatto sorridere qualcuno. Le presentazioni dal vivo mi mancheranno, anche perché ho un carattere molto socievole, ma è comunque un piacere essere stata pubblicata dalla collana commerciale della casa editrice, dal titolo Bookroad. Essa è dedicata ad un pubblico giovane ed è promossa con modalità innovative. Il libro, infatti, è stato presentato prima della sua distribuzione e ha ottenuto numerosi ordini ancor prima della sua stampa.

In ‘La sua ragazza’, colpisce il fatto che racconti una storia d’amore omosessuale con una tale naturalezza, come dovrebbe essere la descrizione di qualsiasi rapporto amoroso. Come è nata l’idea?

È nata dall’osservazione delle situazioni che vivo quotidianamente. Per fare un esempio, più volte mi è capitato che mi facessero notare che una persona a me vicina fosse omosessuale, in quanto io non me ne ero accorta. Ho ribadito che non faccio caso all’orientamento sessuale degli altri, in quanto credo sia una faccenda privata e non debba essere l’aspetto fondamentale che bisogna osservare negli esseri umaniMi piacerebbe che tutti la pensassero così, che l’attrazione verso un uomo o una donna, così come l’innamoramento, fossero una scelta personale e insindacabile. Quello che conta veramente è come siamo, ad esempio socievoli o intelligenti, piacevoli o empatici, in base al nostro carattereNel romanzo ho scelto di partire da una donna e, in un periodo in cui si critica aspramente l’egoismo maschile, ho pensato che anche lei potesse essere narcisista, come spesso sono gli uomini. Ho voluto immedesimarmi in lei e ho cominciato a raccontare in prima persona, attraverso la voce della protagonista, la naturale volontà di soddisfare i propri desideri, le proprie necessitàIn più, Frana è una ragazza che ama l’arte e il libro è pieno di dettagli sui colori, tanto che questa è diventata la mia cifra stilistica. Ho cercato di emozionare e lasciare delle immagini a colori nella testa del lettore, un po’ come farebbe il cinema, e un po’ come faccio anche quando scrivo i miei versi”.

Nelle prime pagine si legge Al liceo è difficile sostenere il proprio orientamento sessuale, ti va di spiegarci cosa intendi?

Credo che per gli adolescenti sia particolarmente difficile, per un semplice motivo. Al liceo non capisci ancora perché ti senti diverso dagli altri, e un ragazzo può avere dei problemi ad esternare un interesse verso qualcuno dello stesso sesso. Inoltre, potrebbe essere la prima volta che prova un’attrazione fisica, un’esperienza nuova. Per questo, per un liceale, può essere difficile poter dichiarare ‘sono diverso’. Invece, quando si matura, si capisce che ‘diverso è bello’, che non è assolutamente necessario essere tutti uguali. La questione è più delicata da adolescente, in quanto è importante sentirsi parte di un gruppo e si cerca l’accettazione degli altri. Scrivendo, ho scelto la chiave dell’ironia perché ho pensato che sarebbe stata piacevole per gli adulti e, al contempo, il pubblico Young Adult avrebbe potuto ritrovarsi nei miei personaggi e nelle situazioni che descrivo.

Oggi è più facile dichiarare la propria sessualità?

Per fortuna sì, ma ricordo da ragazzina come venissero additate le persone anche soltanto per un abbigliamento un pó più eccentrico del solito. Io penso che sia il non classificare rigidamente le persone che può aiutarci. Ad esempio, iscrivendosi a un qualsiasi social ci viene subito chiesto di dichiarare il nostro sesso. Io mi chiedo: cosa importa? Che bisogno c’è di identificarci se non con il nome che abbiamo, o di incasellarci in una categoria? Oggi ognuno può e deve esprimersi come meglio crede e non per forza adattarsi ad uno schema imposto dalla maggioranza”.

                                   

Sabrina Sciabica

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