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CULTURA

Viaggio in Sicilia per il centenario di Leonardo Sciascia

Viaggio in Sicilia per il centenario di Sciascia tra i luoghi che hanno segnato la vita e le opere dell’autore

di Ida Bini

Fa freddo d’inverno a Racalmuto: anche se il mare dista solo 25 chilometri, i tetti delle case del borgo agrigentino si ricoprono spesso di neve. D’estate, invece, il caldo insopportabile spinge la gente a rinchiudersi in casa o nei circoli a giocare a carte o a cercare il fresco nel castello che sovrasta il borgo. Racalmuto è un paese anonimo, modesto come tanti della Sicilia dell’interno; gli abitanti, schivi e riservati, sono quasi tutti ex minatori di zolfo e salinai, consapevoli di vivere nel “villaggio morto”, nome poco generoso che gli conferirono gli Arabi quando vi entrarono per la prima volta durante la peste. Eppure quel borgo, dove spiccano solo un teatro, alcune chiese e la fortezza Chiaramontano, è diventato un posto simbolico, famoso oltre i confini della Sicilia stessa; è il luogo che ha ispirato profondamente la vena artistica di Leonardo Sciascia, suo cittadino più noto, ed è entrato per sempre nei romanzi e nei racconti dello scrittore e intellettuale siciliano, tra i più influenti del Novecento. Racalmuto è la sua terra, la sua “celeste prigione”, pregna di quella sicilianità magistralmente
descritta in libri come “Il giorno della civetta”, il romanzo più celebre nonchè la prima rappresentazione romanzesca della mafia; o come le “Parrocchie di Regalpetra”, cronaca sulla vita di un paese qualunque dell’isola, frutto della sua fantasia e dei ricordi d’infanzia a Racalmuto.

“Tutti amiamo il luogo in cui siamo nati, e siamo portati ad esaltarlo. Ma Racalmuto è davvero un paese straordinario”; è con queste parole scritte nel 1979 nel romanzo “La Sicilia come metafora”, che Sciascia dichiarò il suo legame e la sua gratitudine all’amato borgo, sempre presente nelle sue opere; un luogo pieno di problemi e contraddizioni, di miserie e ipocrisie che, superando i confini siciliani, appresentavano
metaforicamente un intero universo. A Racalmuto Sciascia nacque l’8 gennaio di cent’anni fa, ed è proprio qui che inizia il nostro omaggio allo scrittore ripercorrendo i suoi luoghi più emblematici. Partiamo dalla “Stanza dello scirocco” in un antico palazzo nobiliare di Racalmuto dove, per celebrare il centenario della nascita, è stata allestita la mostra “Leonardo da Regalpetra” di Pietro Tulumello, fotografo che per oltre un decennio frequentò lo scrittore nel borgo natio. L’esposizione è accompagnata per tutto il 2021 da un ricco programma di mostre, conferenze, omaggi, convegni e presentazioni di libri, eventi organizzati da “CasaSciascia” e “Strada degli scrittori” con il patrocinio della Regione Sicilia.

Il percorso alla scoperta di Sciascia prosegue verso la casa di via Regina Margherita, dove lo scrittore abitò da bambino con le zie e poi, dal 1944 al 1957, con le due figlie e la moglie Maria; è la casa descritta e ricordata in tante interviste, dove il giovane autore iniziò a coltivare la passione per la lettura e in seguito per la scrittura. Oggi è la sede dell’associazione “CasaSciascia”, che il Fondo per l’Ambiente Italiano sta eleggendo a luogo del cuore; aperta al pubblico con gli arredi originali e un ricco e prezioso archivio di opere, è stata inserita nel percorso
turistico-culturale “Strada degli scrittori”. Poco lontano c’è il teatro comunale Regina Margherita, usato anche come cinematografo, dove lo scrittore era solito assistere alle proiezioni dei film nel fine settimana.

Camminando lungo la centrale via Garibaldi si arriva al Circolo Unione, che Sciascia amava frequentare dopo le ore mattutine di scrittura nel buen retiro in contrada Noce, poco fuori Racalmuto, alternandolo a passeggiate con la moglie. Nel circolo Sciascia, socio dal 1945, dibatteva di letteratura con gli amici e preparava le basi per la sua futura attività politica. Scendendo lungo la strada principale, si costeggia la scuola dove Sciascia fu alunno e poi maestro elementare e dove conobbe Maria. Proseguendo la passeggiata si arriva alla Biblioteca Comunale, dove Sciascia faceva ricerche per i suoi romanzi storici, e alla Fondazione che porta il suo nome, un museo permanente dedicato alle sue opere nato in una ex centrale elettrica elegantemente restaurata. Nella Fondazione, istituita dal comune di Racalmuto d’intesa con lo scrittore, c’è un ampio salone, sede di convegni, mostre d’arte e dove si svolge la cerimonia di premiazione per le tesi di laurea dedicate allo scrittore racalmutese. La Fondazione custodisce oltre diecimila volumi, di cui duemila donati dallo scrittore, e una vasta raccolta di articoli di giornale dedicati a Sciascia; fiore all’occhiello è la sua corrispondenza con i maggiori intellettuali del dopoguerra. Tappe doverose sono anche lo storico “Bar Parisi”, dove Sciascia si fermava tutti i giorni a bere il caffè dopo aver comprato le sigarette alla tabaccheria “Fantauzzo”, e ad assaggiare paste di mandorla con la granita, finita anche in alcuni suoi romanzi; e “La Taberna”, dove gustava i piatti di una cucina che adesso vi è riproposta con un menu tratto dalle pagine di suoi libri. Proseguendo lungo il corso principale di Racalmuto ci si imbatte in una statua a grandezza naturale, commissionata dal Comune nel 1997 allo scultore Giuseppe Agnello: l’opera ritrae lo scrittore assorto con l’eterna sigaretta tra le dita mentre passeggia verso i suoi compaesani, imprescindibile fonte d’ispirazione letteraria.

In fondo al paese, dopo le ultime case al limitare della campagna, si arriva al cimitero dove lo scrittore riposa dal 1989 accanto alla moglie. La sua tomba è poco oltre il cancello d’ingresso, su un prato verde: non ci sono fiori nè foto ma solo una bianca lastra di marmo leggermente inclinata e la frase “Ce ne ricorderemo di questo pianeta”. I funerali si svolsero nella chiesa di santa Maria del Monte, di cui Sciascia raccontò spesso per la festa popolare di luglio e la tradizionale processione con i muli. Infine, poco fuori Racalmuto, si raggiungono le grotte di Fra Diego La Matina, antica tomba nella roccia, di cui Sciascia narra nel saggio “Morte dell’inquisitore”.

Se Racalmuto rappresenta per lo scrittore il luogo dell’infanzia e della giovinezza, grazie alla cui quiete riuscì a raggiungere un intenso lavoro intellettuale, Caltanissetta è invece il luogo in cui si formò professionalmente, una città – la sua “piccola Atene” – che ispirò le sue opere; vi si trasferì nel 1935 e in seguito visse e lavorò anche a Roma, preferendo però tornare sempre nella sua amata Sicilia.

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