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Governo, road map per mettere in sicurezza Recovery

L’obiettivo primario è mettere in sicurezza il Recovery fund, la crisi può attendere. Dopo giorni di trattative serrate sembra aprirsi uno spiraglio non tanto nei rapporti ancora burrascosi tra Italia viva e il premier, quanto sul varo del piano italiano per la gestione dei fondi del Next generation Ue. Una road map, sotto l’ombrello del Quirinale, che prevedrebbe una riunione del Consiglio dei ministri domani per il varo del Recovery, una sorta di congelamento della minaccia di dimissioni già domani da parte delle ministre di Iv, l’esame da parte del Parlamento del recovery stesso e solo dopo la ripresa delle trattative sul prosieguo o meno dell’esperienza dell’esecutivo Conte. Nei giorni scorsi la moral suasion del Presidente Mattarella aveva come obiettivo di far uscire il Paese dalla crisi sanitaria e di non sprecare le risorse del Recovery. Da qui un giro di contatti con i protagonisti dello stallo di governo e maggioranza. E infine l’apertura di Matteo Renzi a una sorta di ‘corsia privilegiata’ per il piano italiano: “approviamo questo benedetto Recovery, che sono in larga parte prestiti e vanno spesi per creare posti di lavoro, per dare soldi alla sanità. Il 22 luglio ho detto ‘spendiamo i soldi’, se qualcuno mi dice ‘facciamo veloci’ io dico ‘corri, presenta questo Recovery, e usiamolo ma in cose utili'”. Renzi fa notare che però ancora il testo definitivo non è giunto alle scrivanie di Iv. Poi, quanto alla notizia che sia stato lo stesso Mattarella a chiamarlo per proporgli tale soluzione, il leader di Iv spiega: “il presidente della Repubblica ha detto parole che tutti noi condividiamo, ma suggerisco di non tirarlo per la giacchetta. E’ un arbitro, non si mette a dire a un dirigente politico ‘fai questo o quest’altro'”.

Una rondine dunque non fa necessariamente primavera e dunque al netto dell’apertura sul Recovery, Renzi continua a usare parole tranchant verso il premier: “Io ho proposto dei contenuti e se la reazione di Conte e dei suoi collaboratori è ‘andiamo in aula e li asfaltiamo’, io spero soltanto che abbiano fatto bene i conti. Se danno queste veline ai giornali, sapete che c’è? Ci vediamo in Senato. Noi porteremo le nostre idee, loro vogliono tenere la poltrona”.

Ma intanto il Pd, per voce del vicesegretario Andrea Orlando, incassa il sì al percorso: “sul Recovery siamo contenti che sia passata la nostra linea”, “l’importante è che questo tema sia stato messo al riparo dai rischi della crisi”. “Il Recovery non è di questo governo”, “l’importante è non intralciare il suo percorso” ed evitare che “venga impigliato nelle tensioni che ci sono” ha detto Orlando commentando le parole di Renzi. Per l’esponente dem se si giungesse a un accordo sul Recovery questo potrebbe anche essere un modello da seguire per evitare la crisi di governo, ma lo stesso Orlando chiarisce “l’accordo in generale non lo darei per fatto”. Anche il M5s sposa la stessa road map: “Adesso non c’è spazio per alcuna suggestione, dobbiamo rimanere concentrati sulla realtà e su quello che sta veramente a cuore ai cittadini, che è la ripresa da questa terribile crisi sanitaria, economica e sociale”, ha detto il deputato questore M5s Francesco D’Uva. “Dobbiamo andare dritto – ha aggiunto D’Uva – su Recovery Plan, vaccini e ristori. Le fibrillazioni di governo possono capitare, ma sono fiducioso che verranno superate”.

Le opposizioni intanto chiedono tempi rapidi ma sul lungo periodo c’è una tavolozza di sfumature. Per Matteo Salvini in caso di crisi del Conte II “le vie sono due: o elezioni – ho fatto i conti, da gennaio in poi ci sono almeno 14 paesi occidentali in cui si andrà alle urne, dal Portogallo alla Repubblica Ceca – oppure per me rimane un’ipotesi praticabile un governo di centrodestra che nasca in Parlamento e metta al centro la salute, la crescita e le infrastrutture, le imprese, il lavoro e la riforma della Giustizia”. Per Giorgia Meloni in Italia la democrazia è “sospesa. Rischiamo un’ecatombe sul piano sociale ed economico, e i cittadini assistono attoniti ai litigi tra Renzi e Conte sulla delega ai servizi segreti”. “Ho sentito Berlusconi e Salvini: mi hanno sempre detto che anche loro vogliono il voto – aggiunge la leader di FdI -. Sarei stupita del contrario”. Anche Silvio Berlusconi ritiene che “la via d’uscita più lineare sarebbe naturalmente quella di ridare la parola agli italiani” ma realisticamente afferma: “Temo che l’emergenza Covid la renda problematica. Per andare al voto sarebbe necessario trovare un accordo fra i partiti, prima di sciogliere le Camere, per prendere insieme alcune decisioni urgenti” dal Recovery fund al contrasto della pandemia, “il Capo dello Stato, nel caso, lo terrà presente”.

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