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New Start verso il rinnovo per 5 anni, JCPOA in stallo

Dopo la Duma di Stato, anche il Consiglio della Federazione ha ratificato l’accordo per il rinnovo del Trattato New START tra Russia e Stati Uniti fino al 5 febbraio 2026 e senza condizioni preliminari, dunque alle condizioni di Mosca .
Il progetto di legge sulla ratifica del rinnovo è stato presentato in Parlamento dal presidente russo, Vladimir Putin, in seguito alla conversazione telefonica del 26 gennaio con l’omologo statunitense, Joe Biden.
In base alla legge statunitense, quest’ultimo ha la facoltà di estendere il trattato senza consultare il Congresso.
Durante i cinque anni di estensione, Mosca intende condurre un dialogo intenso e approfondito con Washington sul futuro del controllo degli armamenti, come affermato dal viceministro degli Esteri russo, Sergej Rjabkov.
Resta in stallo, invece, la situazione attorno al rientro degli Stati Uniti nell’accordo sul nucleare iraniano: Teheran è disposta a ripristinare l’osservanza dell’accordo solo dopo la revoca delle sanzioni economiche Usa, ma Washington non intende fare il primo passo.
Da parte sua, il ministero degli Esteri russo mette in guardia gli Stati Uniti: l’eventuale ritorno nell’intesa non dovrà essere sfruttato per imporre nuovi obblighi agli altri firmatari .
Intanto l’Iran, a partire dal 19 febbraio, potrebbe limitare la concessione dei permessi all’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) per le ispezioni richieste con breve preavviso.
La tensione resta alta anche a causa del via libera di Israele a Washington per il dispiegamento di sistemi antimissile Iron Dome nelle basi statunitensi in Medio Oriente, in Europa e nell’Estremo Oriente, nonché delle continue dimostrazioni di forza degli Usa nella regione, che non si sono fermate sotto Biden, come prova il sorvolo del Golfo Persico effettuato, martedì, da un bombardiere strategico B-52.
In ogni caso, possiamo star certi che Pechino monitorerà con attenzione lo sviluppo degli eventi in Medio Oriente, alla luce dei suoi ingenti investimenti nella regione, soprattutto in Iran ma anche in Iraq, dove, stando all’agenzia di stampa turca Anadolu, a un consorzio di aziende cinesi sarebbero stati recentemente affidati progetti di costruzione per 20 miliardi di dollari.
Giulia Zanette

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