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Parità

1° febbraio 1945: anniversario del suffragio universale femminile

Risale a 76 anni fa, 1° febbraio 1945, il d.lgs. luogotenenziale (Presidente del Consiglio pro tempore Ivanoe Bonomi, Governo di Unità Nazionale) che, in piena occupazione nazifascista al Nord di Italia e in piena resistenza al Sud, con il Paese spaccato in due, riconosceva, su proposta di Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti, l’elettorato attivo, ma non passivo, nelle elezioni amministrative alle donne con almeno 21 anni, escludendo le prostitute.

Nel 1925, una legge fascista aveva già concesso il suffragio femminile nelle elezioni amministrative, ma la norma non ebbe mai applicazione e fu abolita nel 1926. L’8 marzo 1945, l’Unione Donne in Italia prese l’iniziativa di celebrare, a guerra ancora in corso, la Festa della Donna. La fine della seconda guerra mondiale, il 25 aprile 1945, fu un momento decisivo per la condizione femminile in Italia.

Subito dopo la liberazione, il Governo provvisorio decretò l’emancipazione delle donne, che ne consentiva la nomina alle cariche pubbliche. Fu così che la partigiana di Giustizia e Libertà, Elena Fischli Dreher, fu la prima donna in Italia a ricevere l’incarico pubblico di assessore all’Assistenza e Beneficenza a Milano.

Alla vigilia delle elezioni amministrative, le prime a suffragio universale femminile, l’8 marzo 1946 fu celebrato in tutta l’Italia con il simbolo della mimosa. Alle elezioni amministrative del 10 marzo parteciparono un gran numero di elettori ed elettrici e per la prima volta furono elette donne nelle amministrazioni locali.
Il 10 aprile 1946, sotto il Governo De Gasperi I, Ninetta Bartoli ricoprì per prima la carica di sindaco in Italia, fino al 1958. Nel 1949 toccò ad Ada Natali, fino al 1958, e nel 1949 a Maria Chieco Bianchi, fino al 1954.

Intanto, il d.lgs. luogotenenziale 10 marzo 1946, n. 74 aveva disciplinato l’elezione dei deputati dell’Assemblea Costituente e la partecipazione al referendum istituzionale. Queste si tennero, come noto, il 2 giugno del 1946, data in cui le donne votarono per il Referendum istituzionale e per le elezioni dell’Assemblea costituente.

Vennero elette all’Assemblea Costituente 21 donne, 5 delle quali (Maria Federici, Angela Gotelli, Nilde Iotti, Teresa Noce, Lina Merlin) fecero parte della Commissione per la Costituzione incaricata di elaborare e proporre il progetto di Costituzione repubblicana.

Il diritto alla parità e pari dignità sociale tra uomo e donna è oggi sancito dalla Costituzione Italiana, agli articoli 3, 37 e 51.

 

 

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