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Esteri

Gli effetti a lungo termine dell’esportazione di democrazia Usa

Una donna franco-vietnamita e uno studio legale serbo si sono attivati per aiutare le vittime dell’esportazione di democrazia Usa a ottenere giustizia.
La 78enne franco-vietnamita Tran To Nga ha fatto causa a 14 giganti petrolchimici, tra cui Bayer-Monsanto e Dow Chemical, che nel corso della guerra in Vietnam fornirono all’esercito statunitense l’Agente Arancio, un defoliante tossico utilizzato per distruggere i raccolti e la vegetazione del Paese del sud-est asiatico e stanare i Vietcong.
Il processo si è aperto in Francia lunedì 25 gennaio, presso il tribunale di Évry.
Come si legge sul settimanale francese L’Obs, l’Accademia nazionale delle scienze degli Stati Uniti stima che, tra il 1964 e il 1975, 80 milioni di litri di questo potente erbicida siano stati irrorati in Vietnam e in Laos dai soldati americani.
Secondo un rapporto dell’Unesco, l’uso indiscriminato dell’Agente Arancio ha provocato la distruzione di quattrocentomila ettari di terreno agricolo, di due milioni di ettari di foreste e di cinquecentomila ettari di mangrovie, pari al 20% di tutte le foreste del Vietnam meridionale.
Il disastro non è soltanto di tipo ecologico ma anche, soprattutto, umano.
Complessivamente, tra i 2,1 e i 4,8 milioni di vietnamiti sono stati esposti direttamente al defoliante, tra cui la stessa Tran To Nga.
Nel corso degli anni, la donna si è ammalata di tumore al seno e di diabete di tipo 2, ha elevati tassi di diossina nel sangue e soffre di ipertensione e anomalie genetiche.
La sua primogenita è morta a pochi mesi dalla nascita per difetti cardiaci, mentre le altre due figlie sono vive ma presentano malformazioni.
Si ritiene che la diossina contenuta nell’Agente Arancio sia alla base di migliaia di tumori e patologie nelle persone che sono entrate in contatto con il prodotto e nella loro progenie.
Il suolo, l’acqua e la vegetazione del Vietnam sono tuttora contaminati.
Per le multinazionali dell’industria petrolchimica non si è trattato di una sorpresa.
In un articolo datato 6 luglio 1983, così scriveva il New York Times: “Già a metà degli anni ’60, la Dow Chemical Company era a conoscenza di prove della tossicità dell’esposizione alla diossina, in grado di provocare negli esseri umani la comparsa di malattie gravi e persino la morte”.
Anche in Serbia gli Stati Uniti, guidati dal democratico Bill Clinton e affiancati dai loro partner nell’operazione Allied Force della Nato, hanno lasciato il segno per gli anni a venire bombardando il Paese, nel 1999, con proiettili contenenti uranio impoverito.
Come riferisce Agenzia Nova, lo studio legale Aleksić, con sede nella città serba di Niš, ha preparato le prime cause contro la Nato per conto di persone che presentano patologie tumorali e che indicano come causa della malattia proprio l’esposizione all’uranio impoverito.
La preparazione delle cause legali ha visto la collaborazione dell’avvocato italiano Angelo Fiore Tartaglia, che negli stessi casi in Italia è riuscito a ottenere 181 sentenze definitive a favore di soldati italiani che erano stati impiegati nella missione di peacekeeping in Kosovo.
L’attuale presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, nel corso degli anni Novanta fu un fautore dell’opzione di bombardare la Serbia, come si evince dal suo intervento al Congresso del 6 maggio 1998, rivolto al presidente della Lega civica albanese-americana, Joseph DioGuardi: “Quando mi trovavo nella Sua posizione, proponevo di bombardare Belgrado. Proponevo di mandare i piloti americani a far saltare in aria tutti i ponti sulla Drina. Proponevo di confiscare le scorte di petrolio. Proponevo azioni molto specifiche”.
Qui il video, per chi crede che con Biden abbia trionfato la democrazia.
Giulia Zanette













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