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Parte il totoministri del governo Draghi

Il puzzle si va componendo e la chiave per la definizione del governo di Mario Draghi ruota intorno a quei due aggettivi destinati a connotare l’esecutivo: politico o tecnico? Non sarà un “governo del Presidente” e l’apporto di ministri politici sarà determinante, a seconda dei punti di vista, per legare i soci della maggioranza a un patto tra loro e il presidente del Consiglio o rassicurare i partiti, posti davanti a una sorta di Quaresima dall’iniziativa messa in campo dal Colle per dare al Paese “risposte all’altezza della situazione” ormai non più rinviabili.

E allora ecco, dopo il no iniziale, i sempre più consistenti segnali distensivi da M5s, corroborati anche dal discorso di Giuseppe Conte. Una mossa che sembra anche prefigurare una competizion per la leadership del Movimento, ma che intanto avvicina M5s al sì a Draghi, anche se Di Battista non smette di dire che il no è l’unica scelta politica possibile per M5s.

L’altra novità di spicco è arrivata dalla Lega che non chiude più la porta. “L’astensione è esclusa. O saremo a favore o voteremo contro”, chiarisce Giancarlo Giorgetti. Non una tautologia, perché era l’astensione il punto di massimo equilibrio in un centrodestra dalle posizioni differenziate e dove, a questo punto, solo FdI potrebbe trovarsi a presidiare la frontiera dell’opposizione, per quanto responsabile. La squadra, dunque.

All’Economia, c’è chi accredita l’ipotesi che il premier tenga l’interim, ma viene considerato più probabile che scelga un tecnico di sua fiducia come Daniele Franco o Luigi Federico Signorini (Bankitalia), Daniele Scannapieco (Bei), mentre vengono considerate in ribasso le quotazioni dell’uscente Roberto Gualtieri.

Alla giustizia continua a farsi il nome di Marta Cartabia o Paola Severino. Un tecnico come Ilaria Capua potrebbe andare alla sanità, dove però non è esclusa la conferma di Roberto Speranza. All’interno Luciana Lamorgese potrebbe restare, anche se su quel ministero pesa l’incognita Lega. Carlo Cottarelli potrebbe entrare in squadra così come la rettrice della Sapienza Antonella Polimeni.

Quanto ai politici, Nicola Zingaretti non sembra escludere del tutto un suo ingresso, se Draghi glielo chiederà. Per ora lo smentisce, ma non viene escluso, anche Giuseppe Conte, che con il suo sostegno ‘sposta’ il M5s. Potrebbe essere confermato per il M5s Luigi Di Maio e per il Pd Lorenzo Guerini, Dario Franceschini o Andrea Orlando se Zingaretti decidesse di no.

Matteo Renzi ai suoi esclude di essere interessato, potrebbe indicare Ettore Rosato o Maria Elena Boschi. Per Fi Antonio Tajani. Per la Lega, naturalmente, Giancarlo Giorgetti o un tecnico d’area. I desiderata dei partiti rischiano però di scontrarsi con i piani del premier incaricato e con la necessità di dare la sua impronta non solo sui temi, ma anche nella squadra, anche per superare i veti incrociati. C’è chi non esclude che alla fine i partiti possano entrare solo nei posti di viceministro o sottosegretario. Difficile, però, che si accontentino: il M5s l’ha detto più chiaro di tutti, se il governo non sarà ‘politico’ difficile che voti sì.

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