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CULTURA

“Giudice per nessuno” di Michele Leoni, via alla presentazione del romanzo

“Sono stato un notaio del crimine libero, un compilatore di necrologi, il rappresentante di un sistema dove troppo spesso prevale l’impunità”.
Così Michele Leoni (in foto), trascorsi 30 anni da quei processi per vendette cruente e sequestri di persona, ripercorre la sua amarezza di giovane giudice del Nord, di prima nomina a Locri. La passione per il suo lavoro, la forza della giovinezza e la traviante bellezza del Mar Jonio, fanno da controcanto alla narrazione intima e straziante di questo primo romanzo della collana IusArteLibri dell’editore L’Erudita. La Calabria terra di paradiso o inferno, di paura folle o di orgiastica bellezza, da cui si può voler scappare, è impressa per sempre nella pelle del magistrato.
Presidente del tribunale di Ravenna, Michele Leoni è autore di molti saggi di Psicologia Giuridica e romanzi. Nel 2019 il Collegio E-lettori IusArteLibro gli ha conferito, in Calabria, il Premio Vis Iuridica con il saggio “Quale giustizia?
Il libro verrà presentato mercoledì 10 febbraio alle ore 19 sulla piattaforma Zoom. Introduce Anna La Rosa, interverranno avv. Giuseppe Cherubino, dott. Valerio de Gioia, conclusioni di Stefania Graziano Glokner. Saluti istituzionali della Presidente del Premio IusArteLibri Antonella Sotira, degli avvocati Elisabetta d’Errico e Saveria Mobrici.
Il Premio Letterario giuridico IusArteLibri “Il Ponte della Legalità” ideato dall’avv. Antonella Sotira, è un progetto itinerante di councelling giuridico per tutti i cittadini e che confluisce nel Premio Bancarella.
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Sinossi: Per questo giudicare il proprio simile può essere cosa assai ardua. Spesso infatti ci si scontra con drammi umani e con i loro molteplici riflessi morali, che poco hanno a che fare con la durezza e l’inesorabilità della norma scritta e con l’inefficienza di un sistema che non è all’altezza. In che modo un giudice può interiorizzare queste storie, in che modo lo arricchiscono, lo turbano, lo inducono a riflettere, oppure gli stimolano rimozione e distacco? Anche un giudice può trovarsi a fare i conti con le proprie fragilità e la propria interiorità, e sentirsi a metà fra il diritto e la morale quando fra la compassione e la legge non è quest’ultima a inclinare verso la giustizia. È facile dire: “bisognerebbe buttare via la chiave” stando seduti in poltrona o conversando tranquillamente a una cena fra amici. Mettere la propria firma sotto un ordine di carcerazione o una sentenza di condanna è un’altra cosa.

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