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L’europarlamento chiede un salario minimo, condizioni eque per i digital worker ed un equilibrio tra lavoro e vita privata

Per combattere disuguaglianza e povertà lavorativa, il Parlamento europeo chiede un salario minimo, condizioni eque per i lavoratori delle piattaforme digitali ed equilibrio tra lavoro e vita privata. La plenaria – attraverso un testo non legislativo approvato ieri con 365 voti favorevoli, 118 contrari e 208 astensioni – afferma il principio secondo cui “il lavoro è il mezzo migliore per combattere la povertà”. I deputati esortano a Commissione e i Paesi Ue “ad includere la prevenzione della povertà lavorativa nell’obiettivo globale di porre fine alla povertà nell’Unione”. La plenaria ha accolto con favore la proposta della Commissione di direttiva Ue su salari minimi adeguati, descrivendola come “un passo importante per garantire che tutti possano guadagnarsi da vivere con il proprio lavoro e partecipare attivamente alla società”. Dove applicabile, la direttiva “dovrebbe garantire che i salari minimi legali siano sempre fissati al di sopra della soglia di povertà”.

I deputati sottolineano inoltre che il quadro legislativo relativo alle condizioni minime di lavoro “deve essere applicato a tutti i lavoratori come ulteriore elemento della lotta contro la povertà dei lavoratori, inclusi i lavoratori precari e atipici della gig economy”. I lavoratori delle piattaforme digitali “devono essere inclusi nelle leggi vigenti in materia di lavoro e nelle disposizioni in materia di sicurezza sociale”, e la proposta legislativa della Commissione “dovrebbe garantire che i lavoratori delle piattaforme possano costituire rappresentanze dei lavoratori e formare sindacati per concludere contratti collettivi”. Il Parlamento ha poi invitato gli Stati membri “a recepire rapidamente la direttiva sull’equilibrio tra attività professionale e vita familiare e a darle piena attuazione”. Infine, poiché tendenzialmente le donne sono in media più esposte degli uomini al rischio di povertà e di esclusione sociale rispetto agli uomini, “è fondamentale far fronte al divario retributivo di genere e garantire l’accesso a un’assistenza all’infanzia di qualità ed economicamente accessibile”.

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