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Rassegna

“Dai giornali”, press review 11 febbraio 2021

Conte cerca lavoro. Conte si è innamorato della politica e non si accontenta di uno strapuntino. Bloccata sul nascere la sua candidatura alle suppletive di Siena, l’unica soluzione è il nascituro ministero della Transizione energetica ma, come dice un senatore grillino, “occorre che il M5s presenti compatto la sua candidatura…” (Guerzoni sul Cds);

Dormi tranquillo. Draghi dorma tranquillo: a decidere su Rousseau è sempre Grillo che può comunque capovolgere gli esiti sgraditi delle votazioni. Rousseau è oramai un orpello utile solo a togliere il M5s dall’imbarazzo certificando scelte indigeste (Imarisio sul Cds). È una vernice usata per coprire scelte difficili (Cuzzocrea su Rep);

Rubare a casa dei ladri. Grillo ha rimandato il voto sulla piattaforma perchè il quesito preparato da Casaleggio prevedeva fra le opzioni di scelta anche l’astensione. Una trappola vera e propria al governo (Cuzzocrea su Rep);

Memo. Il governo deve arrivare a fine legislatura perchè la clausola di sospensione del patto di stabilità termina nel 2022 e quindi un governo di breve durata lascerebbe al prossimo la parte più difficile. Inoltre nel 2023 verranno riscritte tutte le regole ed è importante avere Draghi a quel tavolo (Cassese sul Cds);

Toto-ministri. Bonino e Calenda già duellano e Renzi non sa come dire alla Bellanova che, oltre alla Boschi, per Italia Viva è in campo pure Ernesto Ruffini. Se lo schema è due ministeri ai partiti più grandi, la nomina di Orlando è quasi certa perchè l’area zingarettiana dev’essere rappresentata (Vitale su Rep). Con Guerini ai Servizi il Pd avrebbe risolto i problemi (Cesaretti sul Gn);

Coincidenza. Maria Teresa Meli sul Cds e Laura Cesaretti sul Gn scrivono che Franceschini si deve scordare il posto di Presidente della Camera anche nel caso in cui Fico si candidasse a Napoli;

Leader ma non troppo. Siccome la presenza dei leader costringerebbe Draghi a dare un ministero pure a Salvini, come farà il M5s a far entrare Giggino nel governo? Semplice: presentandolo come un quasi leader (Martini su La St)

Colpo basso. Di Maio rimanda la cerimonia per l’anniversario dei Patti Lateranensi per evitare la presenza di Conte nei panni ancora di Presidente del Consiglio (Verderami sul Cds);

Dilemma. Salvini è con Marine Le Pen a Bruxelles e con Draghi a Roma. Ieri al Parlamento europeo, nel voto sul Recovery Plan, il gruppo Identità e Democrazia si è spaccato in tre: la Lega ha votato sì, Rassemblement national di Le Pen si è astenuto e i tedeschi di Afd lo hanno bocciato. I tempi per il passaggio al Ppe, però, non sono ancora maturi (Cremonesi e Di Caro sul Cds);

Lega centrista. L’obiettivo a lungo termine della Lega è diventare il partito di riferimento dei conservatori italiani, sostituendo Forza Italia. Un processo lungo che passa dall’entrata nel Ppe e Tajani potrebbe dare una mano in questa operazione (Valentini sul Fg). A tempo debito Salvini si ricorderà dell’aiuto (GL)

Capriole lessicali. Zingaretti: “È europeista come noi”. Berlusconi: “È liberale come noi”. Salvini: “Vuole cantieri aperti come noi”. Grillo: “È più grillino di noi”. Leu: “È per l’economia sociale di mercato, proprio come noi”. Il Mario si è adeguato a me non è solo il rifugio verbale degli sconfitti ma anche una forma di ricatto fra inimicissimi alleati: se è uguale a me vuol dire che non è uguale a te, quindi comando io (Ajello sul Msg)

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