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Pronte le modifiche al Milleproroghe, possibile voto di fiducia

Poche modifiche mirate che andranno individuate entro venerdì, giorno in cui si inizierà probabilmente a votare. Nel caso la nuova maggioranza non raggiunga un accordo, si procederà senza ritocchi al testo, o meglio saranno posti ai voti e approvati i soli emendamenti presentati dal Governo per travasare il dl Riscossione e la manovra correttiva. Non è escluso che in aula il Governo Draghi ponga la sua prima fiducia.

È questa l’ipotesi che si fa largo alla Camera riguardo all’esame del decreto Milleproroghe, fermo per settimane nelle commissioni Affari costituzionali e Bilancio alla Camera in attesa della nascita dell’Esecutivo Draghi. Gli assetti politici sono cambiati, sia nel Governo sia nella maggioranza parlamentare, il tempo a disposizione è poco (il decreto scade a inizio marzo e deve passare ancora al Senato), dunque per chiudere l’esame nelle commissioni serve un accordo incentrato su modifiche precise.

“Poche e mirate”, dicono alcuni parlamentari che hanno in mano il dossier. A gennaio erano stati depositati oltre 2.500 emendamenti, poi ridotti a 900 tra inammissibilità e segnalazioni da parte dei partiti. Giuseppe Brescia del M5s e Fabio Melilli del Pd, presidenti delle due commissioni, hanno assunto l’incarico di relatori al posto dei colleghi Valentina Corneli (M5s) e Pietro Navarra (Pd), come richiesto di alcuni gruppi che contestualmente al cambio di maggioranza avevano evidenziato l’opportunità che fossero i presidenti ad assumere il ruolo. I due nuovi relatori dunque hanno chiesto un’ulteriore riduzione delle proposte, ma i deputati di Fratelli d’Italia si sono detti contrari e hanno chiesto di mantenere gli emendamenti della prima scrematura. Il numero è comunque sceso a poco più di 220 proposte di modifica.

I ‘super’ segnalati sono la base di partenza delle riunioni che si susseguiranno nel pomeriggio. Sono previsti, infatti, dei tavoli di confronto con i capigruppo di maggioranza delle varie commissioni per chiarire su cosa puntare. L’intento è quello di arrivare in commissione ponendo in votazione sono le modifiche che hanno davvero chance di passare, le altre rimarranno agli atti (non si prevedono ritiri) ma non verranno neppure votate. Come nel caso dei tre emendamenti sulla prescrizione che probabilmente verranno discussi in altra sede e in altro provvedimento. Una volta individuati gli emendamenti più dirimenti – c’è chi parla di una cinquantina di modifiche, altri ancora della metà – le segnalazioni verranno trasmesse ai ministeri di competenza per l’istruttoria e la formulazione del parere finale. Se tutto procedesse secondo i piani, l’esame in commissione potrebbe chiudersi molto velocemente, addirittura entro venerdì sera.

Non è escluso, però, che Fratelli d’Italia non accetti il ‘patto’ sugli emendamenti e che si proceda illustrandone uno a uno. In quest’ultimo caso i tempi saranno più lunghi. Non è neppure detto che la maggioranza appena formatasi riesca a raggiungere un accordo sulle modifiche mirate. E in caso di ‘no deal’, una forte parlamentare spiega che “si procederà approvando solo i due emendamenti del Governo, che introducono il dl Riscossione e la manovra correttiva, e che non possono non essere approvati”. La maggioranza punta a portare il provvedimento in aula entro la prossima settimana. Il Senato dovrà letteralmente correre per poter chiudere l’esame in tempo prima della scadenza, il 1° marzo. Il ricorso alla fiducia sarebbe la prima per il Governo di Mario Draghi.

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