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La lotta alla misoginia non può mai essere censura

di Monica Macchioni

 

Ci manca giusto il reinserimento mascherato della censura in Rai e poi abbiamo chiuso il cerchio liberticida che sta strangolando lentamente come un boa questo nostro Paese. Leggo con grande stupore l’intervista di oggi di Angela Mariella a Libero. E’ una professionista seria, una giornalista che conosco da anni, una persona che stimo. Eppure non mi ritrovo in nulla di quello che dice. E mi viene in mente il tanto discusso Ignazio Silone in Fontamara, un libro che ho apprezzato e letto più volte. Ricordo che divoravo quelle pagine e pensavo: ma possibile che nessuno si sia accorto una frazione di secondo di quello che stava accadendo prima di cadere nell’abisso della dittatura?

La verità è che ragionare col senno del poi è facile, prevedere o rendersi conto di quanto ci sta accadendo mentre si vive quotidianamente è complicatissimo. Ricordo a me stessa che la censura fascista in Italia fu un’attività di controllo sistematico della comunicazione in ogni sua forma e, in particolare, della libertà di espressione, di pensiero, di parola, di stampa e nella repressione della libertà di associazione, di assemblea, di religione.

La censura in Italia non terminò del tutto con la fine del regime fascista, anche se i governi democratici della Repubblica Italiana, pur sussistendo alcune disposizioni del codice Rocco, si dichiararono esplicitamente a favore della libertà d’espressione come sancito dall’articolo 21 dalla Costituzione della Repubblica Italiana. La censura colpì addirittura artisti del calibro Dario Fo e Franca Rame – memorabile il divieto che le venne fatto di indossare in Rai calze di nylon “cun la riga nera” per citare la nota canzone di Enzo Jannacci “T’ho cumprà i calzet de seta” – Mina, Dario Argento, e molti molti altri.

Trovo abominevole l’idea a distanza di circa 50 anni dal periodo della censura in Rai, l’intenzione di istituire una commissione di censura – Si! Chiamiamo le cose col proprio nome, quindi CENSURA! – per setacciare i testi delle canzoni e togliere dalla programmazione di Isoradio quelle che hanno contenuti misogini. Chi stabilisce il tasso di misoginia? Chi stabilisce ciò che un artista può o non può dire? Chi decide il confine tra ciò che è lecito e ciò che non lo è? Ritengo che un artista debba sentirsi libero di spaziare con la mente anche in mondi che vanno oltre il percepito e oltre il reale. Oppure, proseguendo con l’ipocrisia del Politically correct, ci troveremo ad avere qualcuno che penserà di abolire la Pantera Rosa e Diabolik in quanto istigazione al furto, Dario Argento e Tarantino in quanto istigazione all’omicidio, 007 in quanto istigazione allo spionaggio, Achille Lauro in quanto istigazione allo spaccio di sostanze stupefacenti”.

Credo che la battaglia delle donne per le pari opportunità non possa e non debba trasformarsi nella limitazione della libertà altrui. Una società libera è una società che valorizza gli individui, prescindendo dal sesso, dalla razza, dalla religione e dai convincimenti politici.

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