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Lavoro. Oggi il primo sciopero nazionale delle “Partite iva – Insieme per cambiare”

Ad un anno dal lockdown che ha messo in ginocchio il Paese le Partite Iva italiane scendono in piazza con il primo sciopero che si terrà oggi, dalle 10, a Roma, in Piazza del Popolo.

Un’iniziativa promossa dall’associazione Partite Iva Insieme per Cambiare, un movimento spontaneo nato un anno fa su facebook che oggi raccoglie sui social oltre 450 mila iscritti, alla quale hanno aderito, fra le altre, le associazioni Apit, Pin, Movimento Impresa, Italia che Lavora, Robby Giusti Associazione Nazionale Dj, Aias, Aisp, Rete P.Iva, Mio, Conflavoro, Confsal, Fipe/Silb. In piazza i promotori dell’iniziativa chiederanno l’apertura immediata di un tavolo di concertazione dove affrontare due aspetti principali: lo stato di emergenza sociale e piano programmatico di rilancio”, spiegano il presidente Giuseppe Palmisano ed il coordinatore nazionale, Angelo Distefano.

Sul palco previsti gli interventi dei coordinatori regionali dell’associazione che parleranno delle difficoltà che stanno vivendo i lavoratori autonomi, l’identità delle Pmi italiane, il fermo silente dell’indotto, il made in Italy, ma soprattutto verranno approfonditi tutti gli argomenti che, generati da un’insana gestione della pandemia, hanno ridotto al collasso oltre la maggioranza del popolo italiano. Si tratterà il tema dei dipendenti di partita iva, della tassazione iniqua, della mancanza degli ammortizzatori sociali, della burocrazia e dello spreco di denaro pubblico. “L’Italia è il paese europeo con il più alto numero di Partite Iva, ben 4,6 milioni di lavoratori autonomi che lo Stato italiano ha da sempre vessato con tasse inique, utilizzandole come bancomat per sanare le falle delle spese folli dovute alla burocrazia. Chiederemo al governo Draghi di essere ascoltati e di avviare un percorso immediato di sostegno al lavoro che includa anche una pace fiscale“, sostengono i promotori.

L’associazione Partite Iva Insieme per Cambiare ha lanciato da mesi una serie di proposte fra le quali maggiori indennizzi alle attività colpite, la liquidità immediata alle imprese, la riduzione del carico fiscale al 30-35%, la presunzione di innocenza in campo fiscale secondo il principio “nessuno è evasore fino a prova contraria accertata da sentenza definitiva”, il no al pagamento anticipato delle imposte come gli acconti d’imposta, la sanatoria dei debiti tributari pendenti in base all’effettiva capacità contributiva di ognuno e dilazioni lunghe (10-15 anni), il no a limiti al contante, l’introduzione di ammortizzatori sociali a protezione del reddito anche ai lavoratori autonomi e, infine, la semplificazione della burocrazia.

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