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Esteri

Siria: nuova normalità e vecchi incubi di attacchi chimici

Nuova amministrazione americana, nuova normalità dovuta al Covid, nulla di nuovo sul fronte medio-orientale.

Sono passate circa due settimane dal bombardamento a firma Biden in Siria, vicino al confine con l’Iraq, e pochi giorni dall’ennesimo bombardamento a firma Tel Aviv della capitale Damasco, che ha seguito le stesse procedure standard dei numerosi attacchi aerei precedenti, colpendo, secondo le autorità israeliane, obiettivi iraniani e libanesi presenti nella capitale siriana e rei (secondo Israele) di aver fatto esplodere una nave israeliana nel Golfo dell’Oman.

Un botta e risposta che varia nei contenuti ma che si ripete nella forma. Ora vi è il rischio che si ripeta un’altra vecchia normalità, ovvero quella di altri attacchi chimici.

A darne comunicazione, lunedì 8 marzo, è il vice capo del Centro russo per la Riconciliazione in Siria, Alexander Karpov. Il gruppo terrorista Hayat Tahrir al-Sham, uno dei tanti nomi nella galassia Jabhat al-Nusra (affiliate ad al-Qaeda), starebbe infatti preparando un’operazione di falsa bandiera (false flag) nella zona di Idlib, per la precisione nel villaggio di Kbana.

Un’operazione mirante ad incolpare il governo siriano dell’attacco, riferisce Karpov. Secondo le informazioni in possesso, il tutto è in preparazione in una base nel nord della provincia di Lattakia.

La Siria sarà naturalmente fra i temi discussi nel tour del Medio Oriente iniziato oggi dal Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, che incontrerà esponenti degli Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar.

E Washington che dice? Mentre la settimana scorsa il New York Times dava spazio ad un’inchiesta franco-tedesca sul presunto uso di armi chimiche da parte di Bashar al-Assad, relativo agli attacchi di 8 anni fa, dei bombardamenti USA di appena una settimana fa invece non si parla.

Dopo le dichiarazioni del neo Segretario alla Difesa Austin, silenzio tombale.

“Sappiamo quel che abbiamo colpito,” aveva commentato Austin, reiterando la litania della milizia sciita rea di aver colpito a sua volta, il 15 febbraio, obiettivi statunitensi in Iraq.

Il tutto senza prove, in una totale incertezza suffragata dal Pentagono stesso, di cui ci siamo occupati qui .

Così come senza prove sono sempre state le accuse contro Damasco relative agli attacchi chimici visti negli anni e che a detta di stampa e leader occidentali sarebbero stati perpetrati dal presidente Assad contro il proprio popolo.

L’eventuale partecipazione di combattenti di gruppi come al-Nusra (e degli Elmetti Bianchi) non è mai stata presa in considerazione.

Ora pare si torni al punto di partenza e forse non è un caso che scatti proprio ora l’inchiesta franco-tedesca in merito ai fatti del 2013: bisogna pur preparare il pubblico rispolverando un vecchio tema che potrebbe tornare nuovo e sempre utile.

In guerra, l’informazione è tutto. Intanto, un altro attacco missilistico ai danni della base USA di Ain al-Asad, Iraq, mercoledì 3 marzo, potrebbe scatenare un’altra risposta statunitense, come ha annunciato Jen Psaki, addetta stampa della Casa Bianca. “Stiamo ancora identificando i responsabili,” ha aggiunto in seguito il Presidente Biden, ma i sospetti sono naturalmente verso l’Iran, che colpì l’anno scorso la stessa base in seguito alla morte del Generale Soleimani.

In seguito all’attacco, si è verificata la morte di un contractor, colpito da arresto cardiaco mentre cercava riparo.

Naturalmente, l’innesco di un nuovo conflitto in Siria, sulla base di un qualsiasi pretesto, innescherebbe una veloce escalation in tutta la regione, con conseguenze facilmente prevedibili.

È di lunedi’ 8 marzo la dichiarazione del Ministro degli Esteri iraniano Zarif, per cui  i recenti bombardamenti statunitensi in Siria costituiscono “una seria violazione della sovranità e dell’integrità territoriale della Siria”, nonché il pericolo di “una ulteriore destabilizzazione dell’intera regione.”

Su questo, ha aggiunto Zarif, “l’amministrazione Biden segue gli stessi passi del suo predecessore Trump.”

Nel frattempo, in sordina, truppe ed equipaggiamento USA sono stati trasferiti dall’Iraq alla base illegale siriana di Hasaka. Lo riportava il 6 marzo l’agenzia siriana SANA.

Oltre alle truppe, si parla di 4 velivoli da guerra e di lancia-razzi impiegati per l’abbattimento di aerei.

SANA riporta inoltre che, nell’occasione, 42 camion carichi di grano sottratto dai magazzini siriani locali sarebbero stati trasportati in Iraq, scortati dalle forze curdo-siriane alleate degli USA.

Insomma, come se non bastasse rubare il petrolio del nord-est della Siria, vengono sottratti anche i beni di prima necessità. Last but not least, domenica 7 marzo i cieli del Medio oriente, come riporta Middle East Eye, hanno visto la parata di due cacciabombardieri USA B-52, il quarto dispiegamento dall’inizio dell’anno.

Ognuno dei velivoli può trasportare e sganciare fino a 3 tonnellate di bombe. Un pattugliamento che, come ha riferito il Commando Generale del Pentagono (Centcom), mira a “scoraggiare eventuali aggressioni e rassicurare i nostri partner ed alleati nella regione.”

I B-12 americani erano scortati da cacciabombardieri sauditi, israeliani e qatarioti. Il messaggio, neanche tanto in codice, è piuttosto chiaro, mentre il Ministro degli Esteri russo si trova proprio nei paesi del Golfo (10). Quanto tempo passerà prima del prossimo focolaio in Medio Oriente? 

Leni Remedios

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