Grana per Letta. Marcucci non rassegnerà le dimissioni da capogruppo ma questa volta sarà difficile tenere il punto perchè Letta è determinato, forte del mandato quasi unanime dell’Assemblea. Inoltre gli stessi senatori potrebbero decidere di non seguire Marcucci sul terreno dello scontro con il segretario (Bertini su La St);
Strategia. Letta gioca di fino: evocando il Mattarellum vuole un sistema di gioco che preveda alleanze certe prima del voto, un bipolarismo di fatto che azzeri le velleità neo centriste di Renzi e Calenda. Il segretario punta molto sull’antisalvinismo dei seguaci di Calenda e sul fatto che molti parlamentari di Italia Viva non sono disposti a sbandare a destra. Non a caso Renzi ieri sera ha convocato i suoi gruppi parlamentari: troppo fermento… (Valentini sul Fg);
M5S. Tempi duri per Conte: i deputati già protestano contro il nuovo piano di rendicontazione (prevede la restituzione di 3000 euro al mese) e inoltre Virginia Raggi è infastidita sia per il mancato sostegno sia perchè Conte tace sulla questione rifiuti (Buzzi sul Cds);
Amministrative. Con Letta certi automatismi sono saltati e, per esempio, a Napoli la candidatura di Fico è ancora più difficile (Roano sul Matt); Italia Viva, Azione e cespugli vari stanno provando a fare un’intesa nelle città dove si vota ma le premesse non sono delle migliori: condizione indispensabile è che Renzi sparisca durante la campagna elettorale (Valentini sul Fg);
Roma. A forzare la mano sulla candidatura di Gualtieri sono stati i quadri del pd laziale che, persa ogni speranza di entrare in Parlamento al traino di Zingaretti, hanno puntato tutte le fiche su Roma (Martini su La St). Sono stati Claudio Mancini e Bruno Astorre a far uscire la voce (Meli sul Cds e Cesaretti sul Gn). Pure Zingaretti irritato poichè si è attribuito il ruolo di king maker su Roma e queste fughe in avanti non gli piacciono (Ajello sul Msg). Calenda vuole trattare: “Vado avanti ma disposto a trovare una candidatura unitaria” (int. su Rep);
Bei tempi. Rischio infarto per i grillini duri e puri: Di Maio nomina Giorgio Sorial, grillino No TAV e anti Benetton, presidente della società (pubblico-privata) del traforo del Monte Bianco di cui i Benetton controllano il 51% (Guccione sul Cds);
Gabinetto di fuoco. Il ministro Franco ha subìto la nomina a capo di gabinetto di Giuseppe Chinè (vicinissimo a Giorgetti e a Garofoli) e per riequilibrare ha indicato due persone di fiducia come vice: Lucia Calabrese e Giuseppe Parise (che sostituisce Valentina Gemignani, fedelissima di Garofoli). In risposta alla mossa di Franco, Chinè ha nominato un altro vice di gabinetto, Nicoletta Fusco (Di Foggia sul Ft);
News sulle piattaforme. Dopo Google, anche Facebook cede alla pressioni del Parlamento australiano e decide di pagare la società di Murdoch per le notizie rilanciate sulla sua piattaforma. Anche il Parlamento europeo a breve sarà pronto con una normativa (Amoruso sul Msg).
