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I dati allarmanti del ‘Global Gender Gap Report 2021’ parlano di 268 anni necessari per chiudere il gap di genere

Secondo il Global Gender Gap Report 2021pubblicato il 30 marzo scorso dal World Economic Forum – organizzazione internazionale con sede a Ginevra fondata nel 1971, che tiene, nella cittadina svizzera di Davosnel gennaio di ogni anno, il noto forum economico mondiale sulle questioni economiche, politiche, sociali più urgenti – la pandemia ha rallentato anni di progressi verso l’uguaglianza tra uomini e donneper l’impatto negativo che ha avuto soprattutto sulle donne, in ambito sociale, economico e occupazionaleessendo queste ultime state esposte ad una maggiore probabilità di perdere il lavoro ed onerate di un maggiore carico assistenziale e domestico.

Precisamente, secondo il report, che registra le disuguaglianze di genere in 156 paesi del mondo, con riferimento a quattro ambiti principali (istruzione, salute, opportunità economiche ed emancipazione politica), il superamento del divario di genere globale, ampliato a causa della pandemia, sarebbe slittato di una intera generazione. Ad oggirisulta che gli anni entro i quali verrà raggiunta la parità di genere (negli ambiti della politica, economia, educazione e salute) non sarebbero più 99,5 (dato che emergeva nel precedente rapporto WEF del 2019, pubblicato prima della pandemia) ma ne occorrerebbero 135,6. Per quanto riguarda la disuguaglianza sul posto di lavoro, i dati sono ancora più allarmanti, in quanto dallo studio risulta che la parità di genere potrà essere raggiunta solo tra 267,6 anni. 

Nella classifica, spiccano per un ridotto divario di genere i paesi nordici. Primi in classifica: Islanda, Finlandia, Norvegia, Nuova Zelanda, tutti paesi guidati da premier donne. Nella lista, l’Italia è al 62° posto ma, benché sia avanzata rispetto al 2020 (era al 76° posto), resta tra i paesi peggiori in Europa in termini di divario di genere, se si considera che la Germania è all’11° posto e la Francia al 16°.Inoltre, è al 41° posto nella scala dell’emancipazione politica femminile, 33° con riferimento al numero di donne con posizioni ministeriali, 55° nel settore dell’educazione, specialmente per quanto riguarda le materie scientifiche (Stemscienza, tecnologia, ingegneria e matematica) da dove provengono solo il 15,7% delle laureate, quasi la metà rispetto ai maschi (33,9%).  

Per quanto riguarda i salarila media femminile è del 42,8% più bassa rispetto agli uomini, e persino quando svolgono mansioni simili, le donne soffrono un gap di ben 46,7% rispetto agli stipendi degli uomini. E’ auspicabile che tutti i paesi e l’Italia tengano conto di questi dati nelle misure di sostegno e negli interventi per la ripresa socio economica post pandemia. 

S.D.

 

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